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Thailandia 2014: nascita di una dittatura nel nome del re

Thailandia 2014: nascita di una dittatura nel nome del re

Vitaliano Civitanova

 

Asia Maior – An Italian think tank on Asia

vitaliano.civitanova@gmail.com

 

  1. Introduzione

 

La fragile democrazia tailandese nel 2014 ha conosciuto il più triste degli epiloghi. Il 22 maggio l’esercito ha attuato un colpo di stato e ha preso la guida del paese, approfittando del vuoto di potere conseguente alla destituzione del primo ministro, la signora Yngluck Shinawatra, da parte della suprema corte. L’evento del 22 maggio non è arrivato inaspettato ma era stato preannunciato e preparato da una serie di atti, orchestrati in una strategia di lungo periodo. Nel novembre 2013, infatti, erano iniziate proteste di piazza che avevano paralizzato ampie zone della capitale. I manifestanti chiedevano le dimissioni del primo ministro a seguito del tentativo di far approvare una legge di amnistia di cui avrebbe beneficiato il fratello del primo ministro, Thaksin Shinawatra. Le proteste avrebbero potuto apparire anche legittime, ma oltre le dimissioni, la piazza chiedeva non tanto nuove elezioni, ma l’affidamento l’incarico di procedere a riforme istituzionali ad un consiglio formato da «autorevoli».

Il primo ministro scioglieva il parlamento il 9 dicembre 2013 e indiceva le elezioni per il 2 febbraio successivo.  La tornata elettorale si è svolta nonostante il boicottaggio degli oppositori e numerose azioni di disturbo che hanno impedito lo svolgimento delle operazioni elettorali in numerosi seggi. Il risultato a favore del partito di governo era scontato. Successivamente, le elezioni sono state dichiarate nulle perché a molti elettori è stato fisicamente impedito di accedere ai seggi dagli oppositori del governo.  Il 7 maggio 2014 la suprema corte ha dichiarato destituita dall’incarico Yngluck Shinawatra, riconosciuta colpevole di aver abusato del proprio potere, rimuovendo il capo della polizia nel 2011. Nella conseguente fase di vuoto istituzionale si è inserito l’intervento dell’esercito. In una prima fase è stata proclamata la legge marziale e i rappresentanti delle opposte componenti politiche sono stati convocati per trovare un punto di intesa. Verificata l’incolmabile distanza delle loro posizioni, il 22 maggio 2014 è stato portato a termine un vero e proprio colpo di stato, guidato dal generale Prayut Chan-ocha.

Tutti i rappresentanti delle forze politiche convocati per trovare una soluzione all’impasse istituzionale sono stati arrestati, compreso il primo ministro ed alcuni membri del suo governo, così come molti rappresentanti del mondo accademico e della società civile[1]. Immediatamente è stato istituito il coprifuoco in tutto il paese e sono state sospese le garanzie costituzionali. Le emittenti televisive e le radio per giorni hanno trasmesso solo musiche patriottiche. Inoltre, in un pesante avvertimento alla cittadinanza, è stata interrotta per circa un’ora la funzionalità del sito di Facebook. Quest’ultima azione è stata interpretata come un avvertimento ai cittadini affinché l’uso di internet e dei social network non fosse finalizzato ad organizzare il dissenso e la protesta.

La dittatura insediatisi in seguito al colpo di stato del generale Prayut Chan-ocha ha subito mostrato che l’intervento militare non era destinato a riportare l’ordine e a reintrodurre la democrazia nel breve periodo. La motivazione non dichiarata del colpo di stato era, infatti, la necessità di governare il paese nella fase di successione al trono, considerata ormai imminente viste le condizioni di salute dell’anziano re Bhumibol Adulyadej (conosciuto anche come Rama IX, in quanto nono monarca della dinastia Chakri). Come spesso è accaduto in Thailandia, anche in questo caso è stata strumentalizzata la legge sulla lesa maestà per mettere a tacere avversari politici e critici dell’istituzione monarchica.

La presa di posizione contro il colpo di stato degli Stati Uniti, del Consiglio europeo e dell’Australia hanno fatto sì che la Thailandia si avvicinasse alla Cina e al Myanmar.

L’economia ha subìto un rallentamento, con la conseguente diminuzione del PIL su base annua, e si è registrato un importante calo degli arrivi nel settore turistico. Di difficile soluzione si è rivelata la questione del fallimentare schema di sussidi destinati ai produttori di riso. In ogni caso, sotto la pressione del regime militare, l’assemblea legislativa ha approvato una legge di bilancio che prevedeva un deficit pari al 10%.

Infine, la giunta militare è apparsa intenzionata a usare il pugno di ferro contro i movimenti separatisti delle province del sud, dove l’etnia malese è maggioritaria.

 

  1. 2. Cronaca di un colpo di Stato annunciato

Il colpo di Stato del 22 maggio 2014 può definirsi annunciato non solo perché in modo ricorrente le crisi politiche in Thailandia hanno avuto questo tipo di esito, ma anche perché le manifestazioni, che hanno semi paralizzato Bangkok per mesi, sembravano avere esattamente l’obiettivo di indurre l’esercito ad intervenire. Sono emersi, infatti, anche contatti tra gli organizzatori delle proteste e i vertici dell’esercito[2]. A capo delle proteste si è posto l’ex vice primo ministro Suthep Thaugsuban, ritenuto tra i responsabili, nel 2010, dell’uccisione di alcuni manifestanti nel corso dell’ondata di proteste contro il governo guidato da Abhisit Vejjajiva[3]. Il governo, guidato da Yingluck Shinawatra, ha voluto evitare di porre in atto azioni di forza contro i manifestanti.

Dopo aver presentato le dimissioni, Yingluck Shinawatra ha indetto le elezioni, che si sono svolte il 2 febbraio 2014. L’opposizione ha in realtà boicottato la tornata elettorale e ha messo in atto vere e proprie azioni di disturbo, tanto che in molti distretti è stato impedito ai cittadini di esercitare il loro diritto di voto. Successivamente, la Corte Costituzionale, il 21 marzo 2014, ha dichiarato che le eccessive irregolarità durante il voto rendevano nullo il risultato elettorale. Il governo Shinawatra ha così continuato le attività di normale amministrazione. Nel frattempo, la città di Bangkok diventava teatro di manifestazioni quotidiane sia da parte dell’opposizione sia da parte dei sostenitori del governo e soprattutto dei seguaci dei fratelli Shinawatra.

Il 2 aprile la Corte Costituzionale ha fatto propria una sentenza della Corte Suprema e ha annullato il trasferimento del capo della polizia, avvenuto nel 2011, poiché ritenuto un abuso di ufficio da parte del primo ministro.[4] Di conseguenza, la Corte ha poi destituito il 7 maggio per via giudiziaria il premier Yingluck Shinawatra ed altri otto ministri. Si è venuta quindi a creare una situazione di vuoto istituzionale, mentre il conflitto politico assumeva toni sempre più accesi e nelle piazze si verificavano i primi scontri tra le opposte fazioni. La Commissione Elettorale, nel frattempo, stabiliva la data del 20 luglio 2014 per le successive elezioni generali. L’ex primo ministro Abhisit Vejjajiva sembrava voler proporre un’apertura sul percorso di approvazione di una riforma del sistema elettorale, ma nella sostanza, non andava al di là degli annunci.

Ad alimentare le tensioni è intervenuto il 23 aprile l’omicidio del poeta Kamol Duangpasuk, critico della legge sulla Lesa Maestà.

La fatale e ricercata combinazione di vuoto di potere, proteste di piazza, livelli di tensione crescenti ha costituito il pretesto fondamentale per la realizzazione dell’ennesimo colpo di stato, iniziato il 20 maggio, con la promulgazione della legge marziale, e portato a termine il 22 maggio. Gli esponenti politici delle due fazioni erano stati convocati dalla giunta militare per trovare una soluzione politica. Preso atto della distanza incolmabile tra le diverse posizioni, la giunta militare procedeva al loro arresto e conferiva poteri dittatoriali al generale dell’esercito Prayuth Chan-ocha. Quest’ultimo annunciava che, entro 15 mesi, sarebbero state indette nuove elezioni, precedute da alcune riforme[5]. A distanza di sei mesi, tuttavia, il generale ha dichiarato che le elezioni generali potranno invece svolgersi nel 2016.[6]

Il generale Prayuth Chan-ocha, dapprima ha assunto il ruolo di capo della giunta militare denominata National Council for Peace and Order (NCPO). Successivamente, la giunta ha nominato i componenti dell’assemblea, con compiti sia legislativi che costituenti. Il 95% dei 300 membri dell’assemblea sono militari in pensione o ancora in attività. Ha suscitato grandi polemiche l’accettazione dell’incarico da parte di Somkit Lertpaithoon, rettore della Thammasat University, un’istituzione accademica sempre distintasi come laboratorio politico progressista favorevole alla democrazia.[7]  Il 25 agosto 2014 l’assemblea ha poi nominato il generale Prayuth Chan-ocha capo del governo,[8] passaggio obbligato che ha fornito una parvenza di legittimità alla sua presa di potere. Il generale ha così concentrato su di sé i poteri legislativo, esecutivo e militare ricoprendo il ruolo di guida dell’NCPO, di primo ministro e di capo dell’Esercito: in breve il dittatore della Thailandia del XXI secolo. Ognuno di questi incarichi ha avuto l’avvallo della firma del re.

 

  1. 3. Un re malato, un principe non amato: successione o crollo della monarchia?

La Thailandia sta per attraversare uno dei momenti storici più difficili ed importanti della sua storia. L’anziano re è malato e già nel 2013 erano emerse voci di una sua possibile abdicazione a causa dei gravi problemi di salute. Nel 2014, il monarca non ha potuto né presentarsi in pubblico in occasione del suo compleanno, né pronunciare l’atteso discorso alla nazione.  Nonostante le sue precarie condizioni di salute, il sovrano ha comunque avallato con la sua firma sia la presa di potere da parte del generale Prayuth Chan-ocha, sia i successivi provvedimenti presi dal generale.

La successione al trono è considerata da molti analisti come la fase di maggiore instabilità e incertezza nel futuro prossimo del regno. In questo contesto, la nascita della dittatura è giustificata dall’esigenza di esercitare uno stretto controllo sulle istituzioni, sui cittadini e sul territorio in una fase che viene prevista come di grande difficoltà. L’erede al trono, il principe Maha Vajiralongkorn, non ha l’apprezzamento del popolo.[9] Fino ad oggi gli apparati di corte non sono riusciti a rendere popolare la sua immagine; il compito è stato quindi affidato ai militari. Nel mese di novembre 2014 ha suscitato grande clamore l’arresto di numerosi esponenti del corpo di polizia per corruzione e associazione a delinquere.[10] Lo scandalo ha riguardato anche alcuni parenti della consorte del principe. L’erede al trono ha immediatamente richiesto ed ottenuto che venisse tolto loro il cognome Akkarapongpreecha, concesso in quanto parenti della principessa. La vicenda è stata letta, da alcuni analisti, come dettata dalla necessità di fare pulizia in casa dell’erede al trono prima della successione.[11] In seguito, la principessa ha chiesto di rinunciare a tutti i titoli e privilegi reali, richiesta che è stata immediatamente accolta dal re. Tale atto probabilmente è da considerarsi propedeutico al divorzio, considerato necessario per portare a termine l’azione di pulizia.

La decisione di porre in atto il colpo di stato è stata sicuramente determinata anche dalla nota vicinanza del principe all’ex primo ministro Thaksin Shinawatra. Rapporto valutato in modo negativo dai più alti esponenti della corte, come il presidente del consiglio privato del re, Prem Tinsulanonda.[12] È probabile dunque che si sia voluto mettere il principe ereditario sotto controllo, non essendoci le condizioni per dichiararlo incapace o per sperare in una sua morte precoce.[13]

L’ascesa al trono del principe è temuta dalla maggior parte della popolazione, che da sempre lo ha ritenuto una figura inadeguata perché, tra l’altro, pare sia stato responsabile di traffici illeciti. Già negli anni ‘80 la maggior parte dei tailandesi si riferiva a lui con il nomignolo di  «Sia O»[14] ovvero l’equivalente del nostro «don» per i capi mafia, a causa di suoi collegamenti con ambienti criminali. In più occasioni sono stati riportati dalla stampa, e subito censurati, comportamenti del principe considerati moralmente inaccettabili per la cultura locale. Di grande impatto fu alcuni anni fa la diffusione di un video in cui la moglie del principe, in sua presenza, festeggiava nuda il compleanno del loro cane. La povera bestiola tra l’altro era stata nominata dal suo padrone maresciallo dell’aeronautica e ha preso parte in qualità di commensale ad alcune cene ufficiali.[15]

La faticosa opera realizzata da re Bhumipol, che ha restituito dignità e prestigio alla corona thailandese, rendendola il terzo pilastro del regno insieme alla religione e alla nazione, rischia di essere vanificata qualora a salire sul trono sia il principe Maha Vajiralongkorn.  Al di là di questo va tenuto in considerazione che il re ha guadagnato prestigio soprattutto grazie ai progetti che ha finanziato a favore della popolazione, come per esempio la riconversione delle colture di oppio, l’irrigazione nella regione del nord-est, l’attuazione dell’economia di sufficienza[16] e molti altri, seguìti personalmente dallo stesso sovrano. Il principe sembra non essersi mai preso cura di tali progetti o averne promossi di simili. Questo aspetto ha sicuramente un risvolto importante per il futuro di tali iniziative.

A prendersi cura dei progetti paterni e a promuoverne altri di pari importanza è la principessa Maha Chakri Sirindhorn, amata da tutta la popolazione. Tuttavia, le probabilità che possa essere designata a salire sul trono sembrano ormai svanite.

 

  1. Nascita di una dittatura

Il colpo di stato del 22 maggio è stato giustificato dai suoi promotori con l’esigenza di riportare ordine e pace alla nazione. Tanto che la giunta si è data come denominazione National Council for Peace and Order (NCPO).  Quello che è apparso immediatamente chiaro è che i militari non avevano intenzione di restituire il paese ad un sistema nel breve periodo. In questa chiave sono da interpretarsi gli interventi sul sistema educativo a tutti i livelli. Nelle scuole sono stati subito promossi 12 princìpi dalla giunta a cui devono conformarsi i giovani studenti: 1. sostenere la nazione, le religioni e la monarchia, che è l’istituzione chiave; 2. essere onesti, pronti al sacrificio e pazienti con atteggiamento positivo per il bene comune dei cittadini; 3. essere grati ai genitori, tutori e insegnanti; 4. cercare la conoscenza e l’istruzione, direttamente e indirettamente; 5. fare tesoro della preziosa tradizione tailandese; 6. mantenere moralità, integrità, augurare il bene agli altri, oltre ad essere generosi e pronti alla condivisione; 7. comprendere, apprendere la vera essenza degli ideali democratici con Sua Maestà il Re come Capo dello Stato; 8. mantenere la disciplina, rispettare le leggi e gli anziani; 9. essere cosciente e consapevole di azioni in linea con le dichiarazioni di Sua Maestà il re; 10. praticare la filosofia dell’economia di sufficienza di Sua Maestà il Re. Risparmiare di denaro per il tempo del bisogno. Essere moderati e utilizzare il surplus per la condivisione o l’espansione degli affari, pur avendo una buona protezione; 11. mantenere la salute fisica e mentale e mantenersi inflessibili alla forza oscura o ai desideri, con senso di vergogna per le colpe e i peccati secondo i principi religiosi; . mettere l’interesse pubblico e nazionale prima degli interessi personali.

In tutti gli istituti, nel momento dell’alzabandiera, all’inno nazionale è stato aggiunto il canto «Restituire la felicità alla Thailandia», composto dallo stesso generale Prayuth Chan-ocha. Inoltre è stata avviata una riforma del sistema scolastico che ha previsto l’inserimento di «dovere civico» come materia di studio dalla prima elementare all’ultimo anno di scuola superiore. Sono stati previsti pesanti interventi nelle versioni dei testi di storia interpretata in chiave patriottica e nazionalista. L’attuazione della riforma è iniziata con la formazione dei docenti.[17]

Per illustrare i 12 principi è stato chiesto ad alcuni registi di realizzare dei cortometraggi da diffondere nelle scuole e nei cinema; tali cortometraggi sono stati raccolti in un film collettivo intitolato: «Thai Nyom» (Orgoglio thai). Grande clamore ha suscitato il pezzo da Kulp Kaljaruek, «30», in cui si vede un ragazzo realizzare un ritratto di Adolf Hitler e un suo compagno di scuola applaudire entusiasta. Inizialmente il regista ha difeso la sua scelta, ma dopo la formale protesta dell’ambasciatore dello stato di Israele, ha apportato delle modifiche.[18]

Per quanto riguarda le istituzioni universitarie, l’azione della giunta è stata soprattutto in senso repressivo ed intimidatorio. Immediatamente dopo la presa del potere da parte dell’esercito sono stati arrestati docenti e studenti sospettati di attività sovversiva. Una libreria di Chiang Mai ha subìto diverse perquisizioni in quanto nei suoi locali spesso si organizzavano dibattiti e seminari su tematiche considerate sovversive.[19]  L’azione intimidatoria dell’esercito appariva mirata a soffocare sul nascere qualsiasi tentativo di protesta. Fra le forme di intimidazione utilizzate vi è stata la collocazione di un presidio militare all’entrata dei dormitori dell’università. Un episodio più clamoroso è stata l’irruzione da parte dell’esercito in un’aula dell’Università Thammasat di Bangkok, dove si stava svolgendo un seminario sulla caduta delle dittature occidentali. Docenti e studenti sono stati trattenuti alcune ore e poi rilasciati. I militari hanno motivato la propria azione ritenendo che tale dibattito avrebbe potuto creare divisione nella società thailandese.[20]

Un aspetto sicuramente inquietante è che la dittatura sembra essersi già avviata nella spirale di paranoia caratteristica di altre esperienze dittatoriali. Sono stati già presi dei provvedimenti che potrebbero essere definiti ridicoli se non comportassero la possibilità per chi ne è vittima di essere arrestati e perseguiti in base alla legge marziale vigente nel paese: divieto di mangiare sandwich in pubblico; di leggere in spazi pubblici testi considerati sovversivi, come «1984» di Orwell; di fare il saluto con la mano alzata e le tre dita distese come nel film «Hunger Games».[21] Questi divieti nascono a seguito di episodi di protesta che hanno utilizzato tali forme per esprimere il dissenso nei confronti della dittatura. La stampa è stata sottoposta a censura e sono stati epici quanto vani i tentativi di tenere sotto controllo la rete internet. La giunta si è sforzata a rendere irraggiungibili molti siti grazie ad un sistema di filtri sempre più sofisticato; almeno per il momento, però, risulta semplice aggirare questo ostacolo grazie a programmi gratuiti. Come già ricordato, pochi giorni dopo il colpo di stato, i militari avevano chiuso per circa un’ora Facebook, un episodio che è stato interpretato come un avvertimento a non utilizzare internet e le sue reti per attività di opposizione alla giunta.

Il dissenso, in quella fase, non è ancora apparso in forma organizzata e diffusa. Episodi di contestazione si sono verificati soprattutto a Bangkok. Ha anche suscitato grande clamore la protesta messa in atto da cinque studenti universitari a Kon Kaen durante la visita del generale Prayuth il 19 novembre 2014. I cinque si sono alzati durante il suo discorso indossando magliette nere che componevano la scritta «No al colpo di stato», salutando come i dissidenti del film «Hunger Games» e urlando frasi inneggianti alla libertà. Hanno pagato il loro coraggio non solo con l’arresto ma anche con l’espulsione dall’università. [22]

Alcuni docenti universitari hanno espresso il loro dissenso contro la privazione della libertà accademica, presentandosi in occasioni ufficiali indossando in testa una scatola di metallo. In questo modo si alludeva a un detto thailandese, in cui si sollecita chi prova vergogna a coprirsi la faccia.[23]

 

4.1. Il generale che divenne dittatore

Un profetico editoriale pubblicato nel 2010 dal quotidiano thailandese ‘The Nation’ si interrogava se il generale Prayuth ocha fosse l’uomo da temere.[24] L’allora vice comandante dell’esercito aveva sempre mantenuto un basso profilo, ma sembrava inevitabilmente destinato ad assumere su di sé l’incarico di guidare un possibile colpo di stato. Nel 2006, infatti, era luogotenente del generale Anuphong Phaochinda, il capo dell’esercito che aveva rovesciato il primo ministro Thaksin Shinawatra. In seguito, nell’ottobre del 2010, Prayuth Chan-ocha ha sostituito Anuphong Phaochinda come comandante capo dell’esercito e ha mantenuto l’incarico anche sotto il governo guidato da Yingluck Shinawatra.

Il generale Prayuth ocha ha frequentato la prestigiosa Chulachomklao Royal Military Academy, dove ha conseguito anche una laurea in scienze. Ha prestato servizio nel 21° reggimento di fanteria ovvero il corpo di guardia della regina.[25]

Un fedelissimo dell’istituzione monarchica, considerato uno dei più strenui difensori, nel 2012 il generale Prayuth ocha, quando un gruppo di intellettuali propose una revisione della legge sulla lesa maestà, dichiarò che chiunque avesse voluto criticare tale legge avrebbe fatto bene ad andarsene dalla Thailandia.[26] Già l’anno prima, il generale aveva denunciato e fatto perseguire il parlamentare Jatuporn Promphan, uno dei principali esponenti delle «Red Shirts», il movimento dei sostenitori di Thaksin Shinawatra. In quell’occasione Prayuth aveva dichiarato che la sua azione non aveva motivi politici ma solo l’obiettivo di difendere la monarchia.[27]

 

  1. 5. Diritti umani

Amnesty International in apertura del suo dossier sui primi 100 giorni di dittatura ha riportato una dichiarazione del vice commissario di polizia incaricato di rispondere ad una richiesta della nota organizzazione internazionale. L’ufficiale afferma che le persone vengono invitate secondo la legge marziale per dei colloqui finalizzati a correggere il loro modo di pensare. Prosegue affermando che le persone con un pensiero differente hanno la tendenza a creare violenza. L’ufficiale, quindi, ha spiegato che dopo aver corretto il loro modo di pensare tali persone sono restituite alla società e non vengono sottoposte ad alcun successivo controllo.[28]

Tale affermazione è estremamente indicativa dell’incapacità degli uomini del regime militare di comprendere la gravità delle loro azioni.

Il rapporto di Amnesty International elenca una lunga serie di violazioni e di abusi oltre ad almeno due casi di tortura e di scomparsa. Sono stati ritirati 11 passaporti di cittadini tailandesi che si trovavano all’estero. Tali atti, secondo l’organizzazione internazionale, non sono giustificabili né proporzionati all’esigenza di sicurezza nel paese. Gli arresti e le detenzioni ingiustificati sono quasi 600. Questo in base a notizie ufficiali; in realtà i numeri sono più alti, in quanto i militari agiscono senza mandati e le convocazioni spesso sono fatte in modo informale.

Nel rapporto non è mancata una stigmatizzazione della legge sulla lesa maestà, che, sempre di più, è diventata strumento per mettere a tacere avversari politici, poiché è stata utilizzata in modo pretestuoso e grottesco. Sotto la legge marziale, ad occuparsi delle denunce riferite all’articolo 112 del codice penale (cioè alla legge sulla lesa maestà) sono funzionari di polizia. In base a tale articolo i funzionari incaricati sono obbligati a procedere, poiché, in caso contrario, potrebbero essere perseguiti per aver infranto la stessa legge.[29]

 

  1. Dagli USA verso la Cina

Alcuni stati hanno ufficialmente condannato il colpo di stato e hanno chiesto il ripristino delle libertà democratiche nel paese. Gli Stati Uniti[30] hanno preso una posizione molto dura che non ha precedenti nelle relazioni tra i due paesi.[31] Tra l’altro, l’amministrazione americana ha tagliato tutti i fondi non ancora erogati per gli aiuti militari per un totale di tre milioni e mezzo di dollari. Ha inoltre annullato la partecipazione delle sue truppe all’esercitazione multinazionale denominata «Cobra Gold», che si svolge ogni anno in Thailandia.[32]

Il Consiglio europeo[33] ha rimesso in discussione le relazioni con la Thailandia, sospendendo ogni visita ufficiale tra rappresentanti dell’Unione Europea e dello stato tailandese. Il Consiglio, inoltre, ha disposto che nessuno stato membro possa firmare accordi con il governo di Bangkok, fino a quando la Thailandia non sarà guidata da un governo eletto. Infine, ha chiesto la liberazione dei prigionieri politici.[34]

Il governo australiano ha duramente condannato il colpo di stato e ha sospeso quasi completamente ogni collaborazione con la giunta militare. Inoltre, Canberra ha posto il veto all’ingresso in Australia dei rappresentanti della giunta tailandese e ha posposto alcune attività di difesa congiunta già programmate.[35]

La condanna da parte degli alleati storici come USA, Australia e Unione Europea ha provocato uno spostamento delle relazioni estere. La Cina, infatti, non ha espresso condanne e ha continuato a mantenere rapporti commerciali con la Thailandia. Secondo il professor Pavin Chachavalpongpun, è stato un caldo abbraccio quello che la Thailandia ha ricevuto da parte della Cina.[36]

Il generale Min Aung Hlaing, comandante supremo dell’esercito del Myanmar, è stato il primo rappresentante di un paese membro dell’ASEAN (Association of South East Asian Nation) a compiere una visita ufficiale in Thailandia, dopo il colpo di stato. Min Aung Hlaing ha espresso apprezzamento alla giunta militare per aver fatto la cosa giusta; si è trattato di un appoggio di grande importanza in quanto Myanmar nel 2014 aveva la presidenza dell’ASEAN.[37]

In ottobre, il generale Prayuth Chan-ocha ha partecipato al decimo incontro EU/ASEM che si è svolto a Milano. Arrivato in Italia alla ricerca del consenso dei paesi occidentali, Prayuth Chan-ocha ha ricevuto un’accoglienza estremamente fredda e non ha avuto la possibilità di incontri bilaterali. Oltre a questo, si sono verificate proteste nelle strade di Milano da parte di giovani tailandesi ed anche di italiani che chiedevano giustizia per la morte del fotografo Fabrizio Polenghi, avvenuta nel 2010 a Bangkok.[38]

Il generale Prayuth Chan-ocha non ha ricevuto una buona accoglienza nemmeno nel Regno Unito, a seguito del terribile omicidio nell’isola di Koh Tao di due cittadini inglesi e della modalità con cui sono state condotte le indagini. Inoltre aveva suscitato grande indignazione la dichiarazione del generale che, in riferimento al grave fatto di sangue, ne aveva attribuito la responsabilità al fatto che le ragazze straniere si mostrano in bikini.[39]

 

  1. Economia

L’economa ha subìto un rallentamento, con una faticosa ripresa nel terzo quadrimestre, nonostante la fine dei disordini politici. Durante questo periodo, il PIL (Prodotto interno lordo) è cresciuto solo dello 0,6% su base annua, mentre la crescita nei due quadrimestri precedenti era stata soltanto dello 0,2%. Le esportazioni hanno continuato ad essere deboli, mentre la ripresa della domanda interna è risultata essere graduale. La previsione di crescita per l’intero anno è stata rivista all’1,0%, mentre precedentemente era stata calcolata all’1,4%.[40]

In agosto, l’assemblea legislativa, che ha funzioni di parlamento «fantoccio», ha approvato il bilancio dello stato, presentato dal generale Prayuth Chan-ocha. Senza alcun voto contrario è passato un deficit del 10%. Tutta l’operazione è stata svolta in poco più di mezz’ora.[41]

Il settore del turismo ha risentito in modo particolare della situazione venutasi a creare dopo il colpo di stato. Il calo degli arrivi all’aeroporto di Bangkok è stato del 15,61%. La perdita in termini economici è calcolata in 200 miliardi di baht (6,1 miliardi di dollari USA).[42]

Un discorso a parte riguarda il riso. A causa del populistico, quanto fallimentare, schema di sussidi per i produttori del riso, adottato dal governo Shinawatra, nei magazzini di tutto il paese sono conservate milioni di tonnellate di riso di pessima qualità.[43] L’ex primo ministro Yingluck Shinawatra è finita sotto inchiesta per corruzione proprio a causa di questo programma di aiuti pubblici. La Thailandia non ha ancora recuperato il primo posto nelle esportazioni e il calcolo delle perdite, per quanto riguarda la credibilità sul mercato, è molto difficile.[44]

La mancata vendita del riso aveva fatto mancare al governo Shinawatra i fondi per erogare i sussidi ai coltivatori.

Per questo motivo, uno dei primi provvedimenti del generale Prayuth Chan-ocha, in questo settore, è stato proprio il sequestro di milioni di baht presso le banche legate allo stato per pagare i sussidi ai coltivatori, in attesa da oltre un anno[45]. In questo modo, il generale ha messo subito in atto una politica molto elementare per accattivarsi le simpatie di chi gravitava in un’area vicina al governo appena deposto.

 

 

  1. Il conflitto separatista

 

Il conflitto separatista che sconvolge il Sud della Thailandia ha fatto ormai 6.000 vittime.[46] È evidente l’assoluta incapacità dei governi che si sono succeduti nell’interpretarne le cause e nel voler realmente trovare una soluzione condivisa. Nonostante che le tre province di Pattani, Yala e Narathiwat siano in uno stato di militarizzazione da anni, (sono circa 150.000 i militari dispiegati sul territorio), quasi quotidianamente si registrano attentati ed omicidi.[47]

Il generale Prayuth Chan-ocha ha proclamato l’intenzione di continuare il dialogo di pace con la principale organizzazione dei separatisti, il Barisan Revolusi Nasional (BRN), grazie alla mediazione della Malaysia. Nel contempo, però, il nuovo governo militare ha distribuito tra i civili lealisti 2.700 fucili d’assalto a scopo di autodifesa; un provvedimento sulla cui pericolosità sono stati espressi molti dubbi, dato che esso favorisce la possibilità di realizzare vendette personali e incoraggia i conflitti armati fra civili.[48] Secondo i programmi della giunta, entro un anno sarà riportata la pace nella zona; molti osservatori hanno però fatto notare che un approccio più repressivo rispetto ai precedenti governi civili non ha la possibilità di una ripresa dei colloqui di pace.

Le cause del lungo conflitto sono da ricercare nel desiderio della maggioranza della popolazione di etnia malese di separarsi dalla Thailandia e di unificarsi alla Malaysia. La miopia dei governi centrali di Bangkok ha fatto sì che il conflitto abbia assunto sempre più un carattere religioso su basi integraliste. I ribelli sono arrivati ad ipotizzare la formazione di un califfato islamico; ma va sempre tenuto in considerazione che la motivazione originale e principale dei ribelli rimane il separatismo e non l’islamizzazione della zona.

L’efferatezza degli omicidi e la crudeltà delle rappresaglie da entrambe le parti in conflitto possono essere considerate pari all’indifferenza della comunità internazionale. La maggioranza delle vittime è costituita ancora una volta dai civili: monaci, insegnanti e rappresentanti delle forze di sicurezza sono stati colpiti in quanto simboli dello stato Tailandese. Human Rights Watch ha dichiarato che i ribelli hanno diffuso il terrore colpendo soprattutto le donne, decapitandole e bruciandone i corpi.[49] Non sono mancate denunce di abusi perpetrati dall’esercito, come l’uccisione per vendetta a Narathiwat di tre bambini e il ferimento dei loro genitori, che hanno evidenziato il tragico e «naturale» ciclo della violenza.[50]

 

In 2014, the fragile Thai democracy saw the saddest of the epilogues. On 22 May the army took power in a coup. The supreme court had already dismissed the then Prime Minister, Yngluck Shinawatra. However, the coup of 22 May did not arrive unexpected, being announced by a series of developments, part of a long-term strategy.

The main reason for the coup was the need to keep the country under control during the King’s succession, an event widely recognized as imminent.

General Prayuth, commander of the army, placed himself at the head of the military junta. The junta also appointed the members of the legislative assembly. This body then appointed General Prayuth head of government. All these moves were ratified by the signature of the King.

[1] Giorgio Cuscito, Il colpo di stato getta la Thailandia nell’incertezza, ‘Limes – rivista italiana di geopolitica’, 1° giugno 2014 (http://temi.repubblica.it/limes/il-colpo-di-stato-getta-la-thailandia- nell%E2%80%99incertezza/62461#.U4hNcwO5uAU.gmail).

[2] Embarrassing Cracks Emerge in Thailand’s Post-Coup, Establishment, ‘The Wall Street Journal’, 23 giugno 2014 (http://www.wsj.com).

[3] Monica Ceccarelli, La crisi politica in Thailandia, ‘Asia Maior 2010’, pp. 203-215.

[4] Thailand court ousts PM Yingluck Shinawatra, ‘BBC news Asia’, 7 maggio 2014 (http://www.bbc.com/news/world-asia-27292633).

[5] Thai junta chief declares 15 months of reforms before general elections, ‘The Guardian’, 31 maggio 2014 (http://www.theguardian.com).

[6] No election in Thailand seen until 2016, in ‘Voice of America’, 27 novembre 2014 (http://www.voanews.com/content/thailand-junta-delays-elections-until-2016/2536510.html).

[7] For students, rectors armyties are too close for comfort, ‘The Bangkok Post’, 31 agosto 2014 (http://bangkokpost.com).

[8] Thailand’s military prime minister triple crown, ‘The Economist’, 26 agosto 2014 (http: /www.economist.com).

[9] Monica Ceccarelli, La crisi politica in Thailandia, ‘Asia Maior 2010’, pp. 203-215.

[10] Pavin Chachavalpongpun, Thai crown prince causing the elites anxiety, in ‘Japan Times’, 4 dicembre 2014 (http://www.japantimes.co.jp/opinion/2014/12/04/commentary/thai-crown-prince-causing-the-elites-anxiety/#.VIBVppRdU09).

[11] Ibidem.

[12] Monica Ceccarelli, La crisi politica in Thailandia, ‘Asia Maior 2010’, pp. 209-210.

[13] Ibid.

[14] As father fades, his children fight, ‘The Economist’, 18 marzo 2010 (http://www.economist.com/node/15718981

[15] Secret cable reveal fears over health of Thai king and HIV son, ‘CNN iReport’, 27 novembre 2013 (http://ireport.cnn.com/docs/DOC-1064218)

[16] Teoria economica elaborata dal re Bhumibol basata sui tre principi di moderazione, ragionevolezza e auto-immunità, che insieme alle condizioni di moralità e conoscenza può essere applicata a tutti i livelli della società, dal singolo individuo fino all’intero paese.

[17] Fall into line youngsters, ‘The Bangkok Post’, 21 luglio 2014 (http://www.bangkokpost.com/news/investigation/421370/fall-into-line-youngsters).

[18] Bizarre Hitler cameo sneaks into Thai junta propaganda video, ‘Asian Correspondent’, 9 dicembre 2014 (http://asiancorrespondent.com/128914/bizarre-hitler-cameo-sneaks-into-thai-junta-propaganda-video).

[19] The Thai coup makers and the use of lèse majesté law to purge anti-coup activists, ‘thaicoup2014.wordpress.com’, 1° giugno 2014 (http://thaicoup2014.wordpress.com/2014/06/01/the-thaicoup-makers-and-the-use-of-lese-majeste-law-to-purge-anti-coup-activists-in-thailand).

[20] Military blocks academic panel on foreign dictatorship, ‘Khaosod English’, 18 settembre 2014 (http://www.khaosodenglish.com/detail.php?newsid=1411048091&section=11).

[21] Sandwich eating and 1984 8 things that can get you arrested in Thailand, ‘The Telegraph’, 11 settembre 2014 (http://www.telegraph.co.uk/travel/destinations/asia/thailand/11090565/Sandwich-eating-and-1984-8-things-that-can-get-you-arrested-in-Thailand.html).

[22]  Thailand: Unending Repression 6 Months Post-Coup, ‘Human Rights Watch’,  25 novembre 2014 (http://www.hrw.org/news/2014/11/24/thailand-unending-repression-6-months-post-coup).

[23]When junta control universities metal box becomes symbol of the fight for the academic freedom in Thailand, ‘Prachatai English’, 24 settembre 2014 (http://prachatai.org/english/print/4355).

[24] Should we fear this man?, ‘The Nation’, 30 gennaio 2010 (http://www.nationmultimedia.com).

[25] General Prayuth: Thailand’s new strongman, ‘DW.de’, 27 maggio 2014 (http://www.dw.de/generalprayuththailandsnewstrongman/a17665821).

[26] Ibidem.

[27] Profile: thai general Prayuth chan-ocha, ‘BBC news’, 21 agosto 2014 (http://www.bbc.com/news/worldasia27526495).

[28] Thailand: attitude adjustment 100 days under martial law, ‘Amnesty International’, 2014.

[29] Ibid., p. 36.

[30] Coup in Thailand, comunicato stampa del segretario di stato John Kerry (http://www.state.gov/secretary/remarks/2014/05/226446.htm).

[31] U.S. condemns thai takeover as a coup, leaving aid in question, ‘Time’, 22 maggio 2014 (http://time.com/109601/usthailandcoup).

[32] The case for Cobra Gold, ‘Asia Sentinel’, 3 novembre 2014 (http://www.asiasentinel.com/politics/case-cobra-gold/?utm_content=buffer029f3&utm_medium=social&utm_source=twitter.com&utm_campaign=buffer).

[33] Council conclusions on Thailand, ‘Foreign affairs council meeting’, 23 giugno 2014 (http://www.consilium.europa.eu/uedocs/cms_data/docs/pressdata/EN/foraff/143330.pdf).

[34] Europe must support Democracy in Thailand, ‘The Diplomat’, 3 luglio 2014 (http://thediplomat.com).

[35] Australia pressures thai generals over coup, ‘Wall Street Journal’, 31 maggio 2014 (http://www.wsj.com).

[36] Pavin Chachavalpongpun, The new Thailand Myanmar axis, ‘The Diplomat’, 29 luglio 2014 (http://thediplomat.com).

[37] Ibid.

[38] Prayuth a Milano: dittatore non sei benvenuto, ‘Le Terre sottovento’, 17 ottobre 2014.

[39] Insecurity hangs over Thai generals as they take world stage, in ‘Asian Review’, 16 ottobre 2014 (http://asia.nikkei.com/Politics-Economy/International-Relations/Insecurity-hangs-over-Thai-generals-as-they-take-world-stage).

[40] Growth Hesitates in developing Asia, ‘Asian Development Outlook Supplement’, dicembre 2014 (file:///C:/Users/Hoeard%20Paul/Desktop/Asia_Maior_2015/Asia%20Maior%202015/Economia%20e%20riso/ado-supplement-december-2014.pdf).

[41] I vantaggi della dittatura: in Thailandia il ‘Parlamento’ approva un grosso deficit di bilancio, ‘FIRST online’, 19 agosto 2014 (http://www.firstonline.info/a/2014/08/19/i-vantaggi-delle-dittature-in-thailandia-il-parlam/7a0398d3-6c09-4e5e-97d2-5e4d7581277c).

[42] 28 weeks later: Thailand tourism down, but not out, ‘Asian Corrispondent’, 20 novembre 2014 (http://asiancorrespondent.com/128429/28weekslaterthailandtourismdownbutnotout).

[43] Bad rice and loss of stock discovered, ‘The Nation’, 5 luglio 2014 (http://www.nationmultimedia.com).

[44] Thai rice subsidy program ends whit a whimper, ‘Asia Sentinel’, 11 aprile 2014 (http://www.asiasentinel.com/econ-business/thai-rice-subsidy-program-ends-whimper).

[45] Anger over coup trumps payouts to Thai farmers, ‘The New York Times’, 27 maggio 2014 (http://www.nytimes.com).

[46] Thai army hands out weapons to civilians in southern conflict, ‘Vice news’, 7 novembre 2014 (https://news.vice.com).

[47] Thailand’s deep south: living in conflict, ‘The Diplomat’, 7 maggio 2014 (http://thediplomat.com).

[48] Thai army hands out weapons to civilians in southern conflict, ‘Vice news’, 7 novembre 2014 (https://news.vice.com).

[49] Thailand southern separatists target women, in ‘Human Rights Watch’, 4 aprile 2014 (http://www.hrw.org/news/2014/04/04/thailandsouthern-separatists-target-women).

[50] Rights group urges prosecution of troops for killing teenager in deep south, ‘Kahosod English’, 29 October 2014 (http://www.khaosodenglish.com/detail.php?newsid=1414567169&section=12).

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