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AM 2007/ THAILANDIA: DOVE ERAVAMO RIMASTI?
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Dal punto di vista politico il 2007 è iniziato il 19 settembre 2006 e finirà ben dopo il Capodanno 2008. Il fattore d’avvio è stato il colpo di stato organizzato da elementi delle forze armate e della politica con il sostegno di alcuni partiti. Il re, figura chiave in Thailandia, si è comportato in modo ambiguo. Il sostegno della popolazione al golpe è stato limitato e concentrato nella classe media di Bangkok e nelle province del Sud; con il passare dei mesi poi esso si è ulteriormente ridotto soprattutto a motivo degli errori di politica economica.
La giunta militare ha sospeso la costituzione, limitato molte libertà civili, sciolto il parlamento; inoltre ha promulgato una costituzione provvisoria, nominato un governo, scelto un’assemblea legislativa ed un’altra assemblea costituente e promesso un referendum ed elezioni politiche entro un anno.
La nuova costituzione è stata approvata nel referendum del 19 agosto e le elezioni si sono svolte il 23 dicembre 2007 con la vittoria di un partito, il People’s Power Party (PPP), che era di fatto l’erede di quello presieduto dal deposto primo ministro Thaksin, il Thai Rak Thai (TRT).
La politica economica si è formalmente ispirata ai principi dell’«economia della moderazione (Sufficiency Economy)», con risultati alquanto modesti: la Thailandia ha registrato la crescita del reddito più bassa tra i paesi ASEAN.
Quello che accadrà nel 2008 è molto incerto e dipende dall’atteggiamento dei militari (e del re). Lo scenario più positivo e probabile è quello di un compromesso tra il PPP ed i militari; non si può però escludere un secondo colpo di stato: aperto o strisciante con la manipolazione dei risultati elettorali
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Carlo Filippini
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8 Dicembre 2008
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Thailandia
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Asia Maior 2007
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1. Introduzione e sintesi
Dal punto di vista politico il 2007 è iniziato il 19 settembre 2006 e finirà ben dopo il Capodanno 2008. Il fattore d’avvio è stato il colpo di stato organizzato da elementi delle forze armate e della politica con il sostegno di alcuni partiti. Il re, figura chiave in Thailandia, si è comportato in modo ambiguo. Il sostegno della popolazione al golpe è stato limitato e concentrato nella classe media di Bangkok e nelle province del Sud; con il passare dei mesi poi esso si è ulteriormente ridotto soprattutto a motivo degli errori di politica economica.
La giunta militare ha sospeso la costituzione, limitato molte libertà civili, sciolto il parlamento; inoltre ha promulgato una costituzione provvisoria, nominato un governo, scelto un’assemblea legislativa ed un’altra assemblea costituente e promesso un referendum ed elezioni politiche entro un anno.
La nuova costituzione è stata approvata nel referendum del 19 agosto e le elezioni si sono svolte il 23 dicembre 2007 con la vittoria di un partito, il People’s Power Party (PPP), che era di fatto l’erede di quello presieduto dal deposto primo ministro Thaksin, il Thai Rak Thai (TRT).
La politica economica si è formalmente ispirata ai principi dell’«economia della moderazione (Sufficiency Economy)», con risultati alquanto modesti: la Thailandia ha registrato la crescita del reddito più bassa tra i paesi ASEAN.
Quello che accadrà nel 2008 è molto incerto e dipende dall’atteggiamento dei militari (e del re). Lo scenario più positivo e probabile è quello di un compromesso tra il PPP ed i militari; non si può però escludere un secondo colpo di stato: aperto o strisciante con la manipolazione dei risultati elettorali.
2. Il colpo di stato del 2006: primi avvenimenti e reazioni
Le vicende politiche che hanno caratterizzato la Thailandia nel 2007 hanno avuto inizio poco dopo il tramonto di martedì 19 settembre 2006 quando alcuni reparti delle forze armate e della polizia (di fatto la quarta forza armata) rovesciarono il governo del primo ministro Thaksin Shinawatra, in quel giorno a New York per l’assemblea generale delle Nazioni Unite. Mentre i militari assumevano il potere, il presidente del (reale) Consiglio privato, Prem Tinsulanonda, determinato avversario di Thaksin, era a colloquio con il re, Bhumibol Adulyadej, figura carismatica nel paese. Questa circostanza e l’assenza di qualsiasi critica da parte di quest’ultimo sono state interpretate come implicita approvazione e da qualcuno anche come previa conoscenza e complicità.
Si trattava di un governo provvisorio: le elezioni del 2 aprile (vinte con largo margine dal partito del primo ministro, il TRT) erano state annullate dalla Corte suprema su invito del re e nuove elezioni erano state fissate per il 15 ottobre 2006.
Dal 1932 (passaggio da un regime assoluto alla monarchia costituzionale) vi sono stati quasi 20 colpi di stato, anche se dal 1991 questi erano cessati. I militari tuttavia non avevano mai rinunciato ad interferire nelle vicende politiche del paese in modo diretto o indiretto: molti ministri erano militari a riposo o appena dimessisi dall’incarico.
La giunta insediatasi al potere era guidata dal generale Sonthi Boonyaratkalin, comandante dell’esercito, scelto per quella carica dal precedente governo anche perché, essendo mussulmano, si sperava di risolvere il problema delle province meridionali a maggioranza malese e mussulmana. Essa ha cambiato nome più volte fino a quello di Consiglio per la Sicurezza Nazionale (CNS).
I militari golpisti imponevano la legge marziale, dichiarando lo stato d’emergenza, in tutte le province, abolita poi il 26 gennaio dell’anno successivo ma solamente in 41 su 76. Inoltre scioglievano le due camere, insediavano un governo civile presieduto da un generale a riposo, Surayud Chulanont, nominavano i membri dell’Assemblea Nazionale Legislativa, NLA e di quella per la stesura della costituzione (CDA).
Tutti i mezzi di comunicazione sono stati sottoposti a controllo con una significativa differenza: molto rigidi per i canali televisivi, alquanto blandi per i giornali. La spiegazione stava nel fatto che la maggior parte dei tailandesi si informa guardando la televisione e solo una minoranza (più istruita) legge i giornali.
I motivi che hanno spinto i militari all’azione sono stati esposti più volte nel corso dei mesi successivi, con qualche contraddizione. La ragione più importante è stata indicata nella volontà di contrastare i progetti dittatoriali e divisivi di Thaksin; ad essa ne sono state aggiunte altre: voler proteggere il ruolo e l’autorità del re e prevenire un tentativo, da parte del primo ministro, di un golpe popolare (che si sarebbe dovuto effettuare il giorno dopo in occasione di un raduno del TRT, il partito al governo). In particolare questa spiegazione è stata successivamente smentita da alcune affermazioni di membri del CNS: in esse si diceva che il colpo di stato aveva avuto una lunga gestazione.
Questo golpe ha avuto la singolare (e positiva) caratteristica di non aver sparso sangue: nessuno è stato ucciso. Il sostegno popolare è stato però molto selettivo e limitato; solo le classi medie e alte, concentrate a Bangkok e nelle province del Sud, feudo del Partito Democratico, PD, il principale avversario di Thaksin, hanno espresso appoggio; le classi con basso reddito e quelle rurali, che rappresentavano la grande maggioranza, si sono dissociate.
Alle iniziali dimostrazioni popolari di sostegno ai militari, peraltro concentrate nella capitale, ne sono seguite nei mesi successivi altre di condanna, provenienti da due fronti opposti: da un lato i gruppi favorevoli al deposto primo ministro e dall’altro alcuni movimenti, da sempre a lui contrari, ma critici anche dei colpi di stato. Un editoriale del quotidiano «The Bangkok Post» dell’11 dicembre 2007, What has the junta achieved?, tracciava un quadro molto negativo e critico dei 15 mesi della giunta.
Le reazioni internazionali sono state di vario tipo, ma per lo più formali senza rilevanti conseguenze pratiche. Solo la dittatura militare della Birmania ha giudicato positivamente gli avvenimenti del paese confinante arrivando ad affermare che era il segno di una nuova tendenza nella direzione di governi autoritari in tutta la regione. Gli altri paesi ASEAN hanno espresso critiche con tonalità differenti, ma sempre contenute, secondo il principio della non ingerenza negli affari di un altro paese. I governi occidentali, in particolare gli USA e l’UE, hanno invece apertamente condannato l’azione dei militari, senza però adottare misure nei loro riguardi, formulando la raccomandazione di un rapido ritorno alla democrazia.
3. L’azione politica del CNS
Subito dopo la presa del potere, il CNS aveva promesso nuove elezioni per l’ottobre 2007, fissandone successivamente la data per il 23 dicembre; nonostante molte opinioni e previsioni contrarie, la promessa è stata mantenuta e le elezioni si sono svolte. Un’altra importante decisione è stata quella relativa al calendario per la nuova costituzione (di cui parleremo più avanti).
Il CNS ha sempre mantenuto una funzione di controllo e di guida sul governo che aveva nominato, anche se ha voluto separare le rispettive responsabilità.
L’epurazione delle autorità locali e dei funzionari più legati al vecchio regime è stata ampia ma senza particolare asprezza (pochi, ad esempio, gli arresti, spesso poi di breve durata).
Naturalmente sono state iniziate le indagini su Thaksin, sui suoi famigliari e su altre personalità; il deposto primo ministro è stato accusato di numerosi reati, ma non è sembrato esservi stato un grande slancio nel portare avanti le varie incriminazioni e neppure nel cercare le relative prove, nonostante parecchi uffici siano stati incaricati di svolgere indagini [W/E 3 gennaio 2008, «Counting Thaksin’s blessings»]. Una spiegazione può essere cercata nel fatto che i «crimini» del deposto primo ministro erano comportamenti molto diffusi tra i politici e gli stessi militari e che alcuni ufficiali avevano aderito al golpe dietro lauti compensi. Il Comitato per la verifica delle proprietà (AEC) ha posto sotto sequestro molti beni della famiglia ma, a fine luglio, ha accusato Thaksin di un solo reato, per di più minore: corruzione nell’acquisto di un terreno da parte dalla moglie, alcuni anni prima.
Le limitazioni alle libertà civili e ai mezzi di comunicazione sono state spesso usate per indebolire l’appoggio (spesso accompagnato da ammirazione) verso il deposto primo ministro, rafforzando invece quello per la giunta. Il TRT ed anche, per la precisione, il PD sono stati accusati di aver gravemente violato la legge elettorale: il 30 maggio la corte incaricata dei due casi ha sciolto il TRT e vietato a più di cento suoi dirigenti ogni attività politica per cinque anni; il PD è stato invece assolto dalle accuse. Molti osservatori hanno ritenuto politica questa decisione: i militari hanno voluto lasciare in vita un partito oppostosi per anni a Thaksin e alle sue politiche, che ha un sostegno certamente forte a Bangkok (e nel Sud) ma minoritario nel paese e che, in caso di vittoria, sarebbe costretto a formare un governo di coalizione. Condannare entrambi i partiti era un segnale troppo negativo da parte del CNS di voler restare al potere ed avrebbe lasciato un enorme vuoto politico nel paese.
Due ulteriori aspetti sono stati di qualche rilievo: il terrorismo nel Sud e le leggi sulla sicurezza nazionale.
Nonostante alcune aperture del governo, le province dell’estremo Sud, a maggioranza di etnia malese e di religione mussulmana, non sono state pacificate; anzi gli attentati e le uccisioni mirate sono aumentate.
I militari si sono riservati un ruolo importante nel caso di un non ben precisato conflitto tra i partiti, ma soprattutto hanno costituito, impiegando elevate risorse, reparti militari anti-sommossa e speso ingenti somme per denigrare il presidente del nuovo PPP [W/EIU dicembre 2007].
Il generale Sonthi Boonyaratkalin si è dimesso il 1° ottobre 2007 da comandante dell’esercito e presidente del CNS diventando vice-primo ministro incaricato per la sicurezza nazionale. Nuovo presidente è stato nominato il maresciallo dell’aria Chalit Pukbhasuk, comandante dell’aereonautica.
4. Il programma del governo
Pochi giorni dopo la nomina, il 3 novembre 2006, il governo ha presentato alla NLA il proprio programma [W/GT 2006]. Esso era un documento di ampio spettro, che elencava in modo sintetico (brevi frasi di poche righe) tutte le politiche che sarebbero state adottate nei vari settori, politico, amministrativo, economico, sociale, internazionale. Queste indicazioni erano alquanto disomogenee: alcune erano indicazioni morali o appelli ad un buon comportamento, altre invece precisi e dettagliati programmi o azioni. Un successivo documento del maggio 2007 presentava i progressi fatti e le linee d’azione per la seconda metà dell’anno [W/GT 2007].
In campo politico ed amministrativo è stata sottolineata l’importanza della nuova costituzione insieme con le riforme tese ad eliminare la corruzione coinvolgendo anche i singoli cittadini. In campo economico è stata riaffermata l’importanza dell’«economia della moderazione» e la strategia del «felice tenore di vita» (Happy Livelihood) per essere autosufficienti nel processo di sviluppo sostenibile. Il settore agricolo è stato indicato come prioritario, con quello turistico. Sono state favorite le infrastrutture, in particolare l’estensione dei trasporti pubblici a Bangkok e nelle province confinanti, l’innovazione tecnologica e l’informatizzazione insieme con l’istruzione secondaria ed universitaria.
In campo sociale è stata affermata la missione tesa a costruire una società forte fondata sulla condivisione della felicità (con un particolare richiamo alle province del Sud colpite dal terrorismo) anche tramite azioni nei settori della salute e dello sport.
Da ultimo il capitolo della politica estera conteneva molti richiami alle numerose iniziative con i paesi confinanti (senza accenni alla Birmania).
5. Il referendum sulla costituzione
Il CNS poneva tra le sue priorità la stesura di una nuova costituzione. Abrogata quella del 1997, otto giorni dopo il colpo di stato era promulgata una costituzione provvisoria sulle linee di quelle ad essa precedenti (la Thailandia ha avuto non solo molti golpe, ma anche molte costituzioni). Questa decisione suscitava perplessità e critiche perché quella abrogata era considerata la più democratica di tutte.
La giunta poi, con una procedura molto complessa, nel gennaio 2007 nominava un’Assemblea Costituente (CDA), di 100 membri, ed un Comitato Costituente (CDC) di 35 membri (di cui 25 scelti dalla CDA e 10 direttamente dal CNS). Il CDC aveva il compito di stendere una bozza che poi era discussa dalla CDA. L’obiettivo del CNS era quello di ridurre i poteri del governo e di moltiplicare il numero dei partiti, con il probabile risultato di avere governi di coalizione, tradizionalmente deboli.
I tempi concessi alle due istituzioni erano relativamente ridotti: 180 giorni per scrivere la costituzione, 30 per organizzare il referendum popolare, altri 45 per approvare le leggi organiche per il Senato, la Camera, i partiti politici e la Commissione elettorale; ma sono stati rispettati.
La complessità delle procedure ha suscitato molte critiche, aumentate dopo la presentazione della prima bozza. Il CNS non ha però date ad esse soverchio peso e hasottoposto la nuova Costituzione al voto popolare il 19 agosto [W/ECT, 2007a].
Il referendum è presto diventato una sorta di voto sulla giunta: essa infatti ha usato ogni mezzo non tanto per indurre i cittadini a votare, quanto per farli votare sì. È perfino stata approvata una legge che rendeva reato fare propaganda per il no. Solo dopo molte proteste è stata permessa la critica comparativa: si poteva cioè dire che una specifica soluzione della Costituzione era peggiore di un’altra, che doveva però essere indicata.
Il referendum ha approvato la Costituzione, ma per il CNS è stata una vittoria di Pirro. I votanti sono stati meno del 60% (contro previsioni ufficiali dell’80%) ed i voti favorevoli solo il 57%; le province del Nord-Est (la regione più popolosa e povera) hanno espresso quasi due terzi di voti contrari.
TABELLA 1 – RISULTATI REFERENDUM
Il punto più controverso della costituzione è la formazione del senato, giudicata illiberale. Infatti esso non è totalmente eletto, ma in parte nominato da un’apposita commissione (7 membri, in prevalenza magistrati): dei 150 membri metà sono eletti, uno per provincia, e l’altra metà nominati dalla commissione tra candidati proposti da associazioni di vario tipo. I candidati devono avere un titolo universitario di primo livello e più di 40 anni.
Inoltre, art. 94, i collegi elettorali per l’elezione di 400 (su 480) membri della Camera non sono più uninominali ma possono eleggere fino a tre deputati, per favorire i partiti minori. I restanti 80 membri sono eletti con il metodo proporzionale in otto grandi collegi.
Altri aspetti oggetti di discussione critica sono stati:
Art 77 – è politica dello stato avere forze armate ed armamenti sufficienti per difendere la patria;
Art 79 – lo stato sosterrà il Buddismo, religione della maggioranza, ed altre religioni;
Art 83 – lo stato promuove la filosofia dell’economia della moderazione;
Art 100 – monaci, novizi, membri del clero non possono votare;
Art 171 – il primo ministro non può restare in carica per più di otto anni;
Art 309 – a tutte le persone coinvolte nel colpo di stato è concessa l’immunità.
6. Le elezioni politiche
Dopo l’approvazione delle Costituzione, si è messa in moto la macchina delle elezioni politiche, fissate per il 23 dicembre. Molti tra i sostenitori di Thaksin, orfani del TRT, sono confluiti in un piccolo partito già esistente, il PPP; come presidente è stato nominato Samak Sundaravej, in passato governatore di Bangkok, figura poco nota in campo internazionale, con un carattere deciso ed abrasivo. Altri politici del TRT sono entrati in partiti minori.
Molti osservatori hanno auspicato o fatto previsioni sul formarsi di più partiti (o coalizioni: le alleanze in Thailandia sono sempre state numerose e molto variabili), ma, in breve tempo, il PD ed il PPP sono emersi come unici protagonisti. Pochi altri partiti, con una lunga tradizione alle spalle, hanno agito da importanti comprimari, mentre una miriade di formazioni minori (alla fine si ne sono presentati al voto 43 partiti) hanno svolto il ruolo di inutili figuranti, ottenendo tutti insieme meno del 5% dei voti.
I militari appoggiavano subito il PD per bloccare l’ascesa del PPP sperando in un risultato di stallo che potremmo sintetizzare in “un terzo al PD, un terzo al PPP ed un terzo ai partiti minori”: questo risultato avrebbe favorito un (debole e da loro controllabile) governo di coalizione centrato sul PD.
I sondaggi fatti dal quotidiano «The Nation» nelle ultime settimane prima del voto indicavano il PPP come partito di maggioranza relativa, con un 40% dei seggi totali (non dei voti), mentre il PD era al 30%, con il resto distribuito tra i partiti tradizionali. Se realizzato era un risultato soddisfacente per la giunta.
La campagna elettorale è stata sostanzialmente regolare, nonostante le forti pressioni fatte dai militari per dissuadere gli elettori dal votare il partito degli eredi di Thaksin, sempre molto popolare nelle campagne e nelle classi a reddito basso per le sue passate politiche.
È sorto un problema con l’Unione Europea (UE), che chiedeva un accordo formale per l’invio di propri osservatori. La richiesta è stata vista da alcuni gruppi come un’interferenza e una limitazione della sovranità nazionale, suscitando discussioni, prese di posizione, lettere molto accese ai giornali. Di fatto, con la scusa della complessità delle procedure da seguire, il governo ha ritardato l’autorizzazione finché l’UE non ha ritirato la richiesta, con soddisfazione della giunta che non desiderava osservatori esterni e indipendenti.
I risultati delle elezioni hanno visto il PPP ed il PD ottenere ciascuno poco meno del 40% dei voti (nel proporzionale) ed altri 5 partiti il resto, con però una distribuzione dei seggi a favore del PPP. Immediatamente alcuni partiti minori hanno dichiarato la propria disponibilità ad un’alleanza con il primo, in un caso rinnegando anche una precedente promessa fatta al PD.
INSERIRE TAB 2 _ RISULTATI ELEZIONI
I fatti successivi sono cronaca contemporanea: la Commissione elettorale ha ritardato la conferma di più di 80 eletti, in gran parte del PPP e ne ha invalidato ben 7 dello stesso partito (al 31.12.2007, altri annullamenti sono previsti). Molti osservatori temono un secondo colpo di stato mascherato: invalidando una trentina di eletti del PPP si capovolge il risultato del voto popolare e si permette alla giunta di conservare gran parte del potere e soprattutto di non dover rispondere delle proprie azioni davanti a tribunali; prima o poi un governo guidato dal PPP potrebbe incriminare i golpisti.
7. La politica a volte diverte
In Thailandia il 9 è considerato un numero fortunato. Qualcuno ha sottolineato il fatto che il colpo di stato è stato fatto il giorno 19 del 9° mese dell’anno nell’anno 2549 dell’era buddista!
Il generale Sonthi Boonyaratkalin aveva due mogli: la bigamia è un reato in Thailandia, ma il ministro dell’Interno ha commentato una denuncia in merito dicendo che si trattava di affari privati e che lui aveva sei mogli [W/N 31 dicembre 2006].
Un’accurata analisi astrologica del 23 dicembre, giorno delle elezioni, concludeva che, date le posizioni degli astri, il governo avrebbe avuto miglior fortuna che nel giorno del referendum: la previsione si è rivelata un poco imprecisa [W/BP 1° settembre 2007].
Calcio + politica = successo? Il deposto primo ministro comprava la squadra di calcio inglese del Manchester City ed in Thailandia si costituivano club di sostenitori con un nome curioso “sulle orme del Maew City”, non “Man City”. Maew era il soprannome dato al giovane Thaksin all’accademia militare perché era nato nel nord, a Chiang Mai. Numerosi articoli discutevano dell’effetto “calcio" nelle elezioni [W/BP 12 settembre 2007].
8. Un breve commento sulla situazione politica
Nei cinque anni di governi guidati da Thaksin molte caratteristiche della politica tailandese sono cambiate. Precedentemente la politica era un gioco nel quale partecipavano solo pochi grandi nomi con risultati combinati al riparo dall’opinione pubblica. I partiti politici, molto numerosi, erano in realtà il seguito personale di queste persone. Basati su legami di area geografica o di patronato (per non dire voto di scambio), non avevano in genere un programma preciso: l’unico punto comune era l’anticomunismo che derivava della lunga insurrezione comunista negli anni 50 e 60. I governi erano composti da numerosi partiti che entravano o uscivano dalla coalizione a volte senza apparente ragione; la durata media era inferiore all’anno. Le politiche pubbliche (di fatto, la spesa pubblica) erano quasi sempre mediate dai dirigenti locali dei partiti, rafforzando così il legame tra politico, partito ed elettore e mettendo in ombra quello tra governo, amministrazione e cittadini. I militari si inserivano in questo gioco a motivo della loro organizzazione, tradizione e composizione sociale.
Thaksin (che aveva assunto il potere in un momento favorevole, alla fine della recessione seguita al luglio 1997) aveva introdotto stabilità, programmi politici, contatto diretto tra governo ed elettori. Molti partiti, o forse meglio molti politici, erano confluiti nel TRT, ponendo fine alla polverizzazione; il governo del 2001 era durato per tutto il periodo della legislatura; politiche mirate agli strati più poveri erano state attuate; i benefici non erano più calati dall’alto tramite i boss locali, ma elargiti direttamente ai cittadini; Thaksin amava visitare le province e usava abilmente la televisione per prendere contatto diretto con gli elettori.
La giunta, spaventata dal potere raggiunto dal primo ministro, ha cercato di far fare un passo indietro alla politica e ha introdotto nella costituzione molte clausole per limitare il potere del governo e per favorire un maggior controllo da parte dei cittadini, controllo inteso però in termini troppo individualisti e moralistici. Come però hanno affermato anche accademici schierati con i militari, qualcosa è mutato in modo irreversibile.
Le persone, anche quelle meno privilegiate, hanno raggiunto un certo livello di autocoscienza e di maturità politica ed hanno incominciato ad agire in prima persona, senza delegare a terzi la difesa dei propri interessi. Inoltre si sono cristallizzati almeno due grandi gruppi con interessi abbastanza distinti e definiti: i ceti medi urbani (essenzialmente a Bangkok) e quelli rurali. Per i primi sono diventati importanti (in diversa misura) i problemi di efficienza con la lotta alla corruzione, la costruzione di infrastrutture, la qualità dell’istruzione, le innovazioni tecniche ed organizzative, la certezza del diritto. I secondi, cioè i ceti rurali, hanno dato maggior importanza ai risultati dell’azione politica, piuttosto che alla moralità dei politici: non sono certamente a favore della corruzione (da cui non traevano che briciole); ma le loro richieste sono state rivolte alle cure mediche, alla scuola obbligatoria e gratuita, al credito agevolato. Se i politici forniscono i benefici promessi, la loro correttezza passa in secondo piano.
9. L’economia della Thailandia nel 2007
Fattori interni ed internazionali hanno condizionato e frenato la crescita del PIL. Questa si è attestata intorno al 4,5%, valore elevato per i paesi europei ma molto modesto per quelli asiatici, in particolare per quelli dell’ASEAN. L’11 dicembre, il quotidiano di Bangkok, «The Nation», intitolava un editoriale in modo significativo: «L’economia non può altro che crescere» [W/N 11 dicembre 2007, «Nowhere to go but up for economy»].
I principali fattori interni sono stati l’improvvisazione e l’incompetenza, evidenti in alcune misure di politica economica, e l’incertezza, se non la sfiducia, che si sono diffuse tra gli operatori domestici ed internazionali. Inoltre, la situazione seguita al colpo di stato appariva come temporanea, anche per le ripetute (ed apprezzabili) affermazioni degli organi che detenevano il potere: le decisioni di investimento, reale e finanziario, sono state in gran parte rinviate all’anno successivo, aspettando l’inevitabile chiarimento della situazione politica.
Tra i fattori esterni vi sono stati l’aumento dei prezzi delle materie prime, in particolare del petrolio, la rivalutazione del baht (o meglio, la svalutazione del dollaro statunitense) e l’andamento non particolarmente brillante delle economie del Giappone e degli Stati Uniti, andamento accentuato nella seconda parte dell’anno dalla crisi dei mutui immobiliari.
Negli ultimi anni il tasso di crescita del reddito tailandese è stato sempre significativamente inferiore a quello delle altre economie in via di sviluppo dell’Asia Orientale e, nel 2007, questa differenza si è accentuata [Banca Mondiale 2007]. In particolare la domanda interna (consumi ed investimenti, privati e pubblici) è stata quasi piatta, mentre le esportazioni hanno registrato un certo dinamismo contribuendo in misura determinante al risultato finale.
INSERIRE TABELLA 3 su REDDITO
Il tasso d’inflazione è stato molto contenuto (ed inferiore a quello del 2006) nonostante gli aumenti del petrolio, a motivo della bassa domanda e dei controlli su alcuni prezzi da parte delle autorità. Il dato finale è stato determinato da andamenti molto differenti dei prezzi dei beni alimentari ed energetici e di quelli dei beni non alimentari e dei servizi, la cui domanda è stata particolarmente depressa.
Il governo è intervenuto in modi diversi per raffreddare l’inflazione; tra altre misure ha ridotto le tasse sui combustibili e non ha approvato, o ha approvato solo parzialmente, gli aumenti richiesti dalle imprese produttrici sui beni i cui prezzi erano soggetti a controlli amministrativi. Queste misure hanno rinviato al 2008 parte delle pressioni inflazionistiche.
Anche i tassi d’interesse nominali si sono mantenuti a livelli alquanto bassi ed inferiori a quelli del 2006 a motivo della moderata inflazione e della ridotta attività produttiva.
I consumi delle famiglie sono cresciuti solo dell’1,1% in termini reali nella prima metà del 2007 ed hanno ripreso slancio nella seconda metà dell’anno. Nonostante ciò, le stime per il 2007 si sono fermate all’1,4%, il livello più basso in questo decennio. La causa di questa stagnazione è il pessimismo dei consumatori, dovuto alla situazione generale del paese e al rallentamento nella crescita delle remunerazioni dei lavoratori dipendenti. L’indice della fiducia dei consumatori è calato ogni mese, raggiungendo un minimo storico verso la fine dell’anno. I redditi degli agricoltori sono cresciuti di circa il 20% (valore elevato ma inferiore al 30% del 2006), mentre i salari reali dei lavoratori nei settori industriali e dei servizi sono diminuiti dell’1,5% nella prima metà dell’anno, a motivo anche della riduzione delle ore lavorate. Le previsioni per il 2008 sono state formulate al rialzo, sempre sulla base di una ripresa dell’economia tailandese.
Anche gli investimenti privati hanno mostrato un simile andamento. Le imprese hanno diminuito gli acquisti di beni capitali, sia pure di poco, accentuando un trend visibile già nel 2006. Le cause di questo andamento sono quelle già ricordate: aumento del prezzo del petrolio, incertezza sui mercati internazionali, bassa dinamica della domanda interna ed attesa delle elezioni e del nuovo governo civile. A tutto ciò si è aggiunto un basso afflusso di investimenti diretti esteri (IDE), causato non solo dall’incerta situazione politica ma anche da decisioni delle autorità (su cui ritorneremo più avanti). Una conseguenza positiva del continuo calo degli investimenti è stato un più elevato utilizzo della capacità produttiva, nonostante il già ricordato raffreddamento della domanda. Anche per gli investimenti privati le previsioni per il 2008 sono state formulate al rialzo non solo sulla base dei fattori più volte ricordati, ma anche per gli effetti dell’accordo economico e commerciale con il Giappone, entrato in funzione a novembre: gli indicatori e le indagini sulla fiducia e le aspettative delle imprese si sono tutti mossi al rialzo dal terzo trimestre del 2007. Anche le domande presentate (sia da imprese tailandesi sia da quelle estere) all’apposita agenzia per le agevolazioni degli investimenti sono state molto maggiori in valore rispetto all’anno precedente: esse si dovrebbero tradurre in effettivi investimenti nel 2008.
Il maggior dinamismo degli investimenti pubblici ha solo parzialmente compensato la stagnazione di quelli privati. I primi sono aumentati in termini reali del 4,5%, esattamente come nel 2006, a motivo di una politica fiscale solo marginalmente più espansiva. Inoltre le più stringenti regole in materia di appalti pubblici introdotte dal nuovo governo per ridurre la corruzione hanno rallentato il flusso delle spese pubbliche nella prima parte dell’anno.
Il nuovo aereoporto internazionale di Bangkok, Suvarnabhumi, aperto poco dopo il colpo di stato del 2006, è stato colpito da numerosi problemi, che spaziavano dalle fessure apertesi nelle piste alla poca chiarezza dei cartelli segnaletici, alla carenza dei servizi igienici. Di conseguenza il vecchio Don Muang è stato riaperto per i voli domestici e per quelli gestiti da alcune linee aeree low-cost.
Una spinta importante agli investimenti pubblici potrebbe essere data dalle «partnership pubblico-privato». Molte e differenti tra di loro sono le possibili applicazioni di questo strumento; in generale assume la forma di finanziamenti privati per progetti pubblici. La sua flessibilità lo rende però utile anche per trasferire a soggetti privati la gestione di servizi pubblici, introducendovi innovazioni imprenditoriali ed organizzative già sperimentate nel settore privato, oppure per suddividere i rischi assegnandoli agli operatori, privati o pubblici, più abili nel gestirli.
10. Povertà e disuguaglianza
Il numero dei poveri si era rapidamente ridotto negli anni dello sviluppo economico per poi aumentare dopo la crisi del 1997. Dal 2000 esso ha ripreso il trend decrescente: la percentuale delle persone con meno di 1 dollaro USA al giorno (a parità di potere d’acquisto) si è ridotta al di sotto del 2% nel 2006. Invece il numero dei poveri secondo la definizione tailandese, circa 1.400 baht al mese, è stato (nello stesso anno) molto più alto, di poco superiore ai 6 milioni, equivalente al 9,6% della popolazione.
La povertà si è concentrata nelle aree rurali e nelle province del Nord e Nordest, tradizionalmente le meno sviluppate; la città di Bangkok invece ha visto quasi scomparire la povertà. Anche tra le persone anziane queste carenze sono state particolarmente evidenti. Se si tiene conto che il tasso di fertilità era pari a 1,8 nel 2006 e che l’età media della popolazione è cresciuta costantemente negli ultimi anni non è stata irrilevante l’analisi dell’Asian Development Bank sull’urgenza di una riforma del sistema pensionistico, al momento assai carente [ADB 2007].
Negli anni recenti, fino al 2006, anche la disuguaglianza nella distribuzione personale del reddito è diminuita, ma in modo poco significativo. Il coefficiente di Gini nel 2006 era pari a 0,42; secondo la Banca Mondiale la Thailandia si collocava al 50° posto su 127 paesi, in ordine crescente di disuguaglianza [Banca Mondiale 2006].
Il governo in carica non ha sottolineato in modo particolare la lotta alla povertà nel suo programma, anche se i continui riferimenti all’«economia della moderazione» potevano contenere questa esigenza in modo implicito [W/GT 2006]. Nel 10° Piano nazionale di sviluppo economico e sociale, 2007–2011, è stata invece esplicitamente indicata tra le priorità quella di migliorare la distribuzione del reddito.
11. I rapporti economici con l’estero
Nel corso del 2007 la bilancia commerciale (esportazioni ed importazioni di sole merci) e quella delle partite correnti (che include anche tutti i servizi ed i trasferimenti unilaterali) hanno registrato un andamento positivo con un saldo della seconda (previsto) pari al 4,9% del PIL.
Le esportazioni di merci hanno conservato il dinamismo degli anni precedenti e sono state l’unico motore della crescita, mentre le importazioni hanno mostrato un incremento moderato, per gli stessi motivi che hanno frenato la domanda interna.
La rivalutazione del baht rispetto al dollaro statunitense non ha avuto un effetto significativo, colpendo soprattutto i beni con un elevato valore aggiunto locale (come vestiti e prodotti agricoli), che, però, costituiscono una piccola parte del totale. L’andamento dell’economia USA è stato più significativo, ma i suoi effetti negativi sono stati più che compensati dall’aumento dei flussi verso altri mercati, quali l’UE, l’ASEAN, la Cina ed il Medio Oriente. Le esportazioni tailandesi sono più sensibili al reddito dei paesi di destinazione che al tasso di cambio.
Per quanto riguarda la tipologia delle esportazioni, quelle agricole hanno segnato il passo, mentre quelle manifatturiere sono state molto dinamiche. Tra le prime, che hanno rappresentato poco più del 10% sul totale, la flessione è stata determinata dalla gomma. Tra le seconde hanno mostrato un andamento particolarmente positivo le automobili e loro parti, i condizionatori d’aria, le pietre preziose ed i gioielli in genere.
Per quanto riguarda le importazioni, solo le materie prime ed in minor misura i beni di consumo hanno visto crescere le quantità; i beni capitali ed i prodotti energetici sono invece diminuiti; naturalmente l’effetto «aumento dei prezzi» ha reso positivi tutti i tassi di crescita dei valori delle importazioni.
Le previsioni per il 2008 hanno espresso notevole cautela a motivo dell’incerta situazione mondiale, i cui caratteri sono stati considerati negativi. L’unica eccezione è stata rappresentata dall’accordo firmato con il Giappone, che dovrebbe favorire le esportazioni verso quel paese.
Gli IDE verso la Thailandia, crollati dopo la crisi del 1997, erano in forte ripresa dal 2000 e quasi raddoppiati nel 2006 rispetto all’anno precedente. Nel 2007 invece vi è stata una forte contrazione per i motivi già indicati descrivendo gli investimenti. In particolare quelli provenienti dalla Gran Bretagna e da Singapore si sono ridotti: nei confronti di quest’ultimo paese, piccolo ma molto ricco, si è ancor più rafforzato il sentimento di ostilità che era sorto in seguito alla vendita da parte della famiglia di Thaksin, nel gennaio 2006, della Shin Corporation, una delle maggiori società di comunicazioni, al fondo sovrano Temasek Holdings di Singapore, in esenzione fiscale riguardo ai guadagni in conto capitale avvalendosi di una disposizione di legge.
In aggiunta alle ragioni che hanno frenato tutti gli investimenti, gli operatori esteri hanno giudicato in modo negativo alcuni provvedimenti delle autorità. A metà dicembre 2006, la Banca di Thailandia adottava alcune misure selettive nei confronti dei capitali finanziari in entrata (un deposito infruttifero pari al 30% degli afflussi) per frenare l’apprezzamento della sua valuta. Questo provvedimento aveva creato sconcerto e disapprovazione negli ambienti finanziari internazionali, anche per il modo maldestro e contraddittorio con cui era stato annunciato. Inoltre sono state discusse modificazioni alla legge sulle imprese straniere che hanno generato ulteriori incertezze anche per i numerosi cambiamenti avvenuti nei vari passaggi del processo legislativo. Le proposte tendevano a definire in modo più stringente la natura domestica o straniera delle imprese, ampliavano la definizione di impresa straniera anche a quelle nelle quali un qualsiasi soggetto estero aveva potere di nominare o di revocare gli amministratori (anche se la maggioranza delle azioni era in mano tailandese), davano maggiori poteri alle autorità di controllo e modificavano gli elenchi dei settori nei quali la presenza straniera era vietata o limitata. Da ultimo, nel corso dell’anno in ministro della Salute pubblica ha deciso di disattendere i brevetti su alcuni medicinali, particolarmente costosi, ordinando l’acquisto di prodotti generici da paesi quali l’India o il Brasile. È sorta una contesa con le imprese, che ha coinvolto anche gli USA, sulla validità ed estensione dei diritti di proprietà intellettuale: il problema è simile (ma con ben altra rilevanza) a quello dell’uso «pirata» di musica, film, fotocopie. La contesa è andata avanti per mesi ed ha certamente reso più caute, se non più diffidenti, le imprese multinazionali nei loro progetti di investimento.
In Thailandia, come in altri paesi in via di sviluppo, i sentimenti (forse più che le valutazioni) dei soggetti economici locali verso gli IDE sono contrastanti: da un lato l’opinione pubblica è spesso contraria, temendo perdite di sovranità; dall’altro il mondo degli affari e gli esperti sono favorevoli, sottolineando i vantaggi in termini di innovazioni e competitività da questi generati.
Nel 2008 è stato comunque previsto un rimbalzo degli IDE, in particolare giapponesi, di gran lunga i più importanti.
12. Gli accordi di libero scambio, in particolare quello con il Giappone
La Thailandia ha sottoscritto numerosi accordi di libero scambio (ALS) direttamente o come membro dell’ASEAN, mentre altri sono stati negoziati o ampliati, in particolare con l’India e l’Unione Europea. Questa tendenza al bilateralismo, sia pure a volte di natura regionale (coinvolgendo cioè gruppi di paesi, quali l’ASEAN), si è accentuata a partire dalla metà degli anni Novanta affiancandosi alle trattative multilaterali sotto la guida dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC) [Munakata 2004].
Tra i vari ALS ha avuto speciale importanza quello con il Giappone, firmato il 23 aprile ed entrato in vigore il 1° novembre 2007. Il nome stesso è più impegnativo: «Accordo per una partnership economica». Esso infatti contiene norme riguardanti non solo le tariffe o le barriere in genere allo scambio di merci, ma anche gli IDE, i diritti di proprietà intellettuale e gli standard ambientali, per citare solo alcuni ambiti di applicazione. L’accordo ha avuto una lunga gestazione, e la sua firma è stata ritardata da cambi di governo (anche se di natura molto diversa) nei due stati.
A questo ALS è stata attribuita un’elevata importanza in entrambi i paesi. Per il Giappone si è trattato di una misura con un duplice obiettivo: in primo luogo rafforzare la propria presenza tra i paesi dell’ASEAN, un’entità con quasi mezzo miliardo di consumatori. L’accordo con la Thailandia permette infatti alle imprese giapponesi di produrre merci in quel paese e distribuirle poi in tutta l’area tramite l’analogo accordo tra di essi, AFTA, evitando discriminazioni ed equiparandosi alla Cina (che ha già firmato un ALS con l’ASEAN). In secondo luogo il Giappone ha consolidato la propria base produttiva nel paese, che è passata dal semplice montaggio (con ridotta produzione in loco) alla produzione di parti di livello tecnologico intermedio. La Thailandia (come probabilmente anche il Vietnam nei prossimi anni) è così diventata una possibile alternativa, sia pure parziale, alla delocalizzazione in Cina.
Da parte sua, la Thailandia ha ritenuto importanti sia l’incremento delle proprie esportazioni verso il Giappone e l’aumento della propria competitività tramite l’importazione di beni strumentali giapponesi a costi inferiori sia soprattutto il prevedibile maggior afflusso di IDE giapponesi, con i ben noti effetti positivi, diretti e indiretti.
13. «Fare affari in Thailandia»
La Banca Mondiale ha recentemente reso disponibile Doing Business 2008, l’ultima edizione della valutazione sintetica ed analitica (10 sottoaspetti basati ciascuno su alcuni indicatori) del clima più o meno favorevole al funzionamento delle imprese [W/DB].
La Thailandia occupa il 15° posto su 178 economie. In particolare è stato giudicato relativamente molto semplice ottenere i permessi e costruire un deposito, come pure registrare una proprietà. Gli aspetti più negativi sono stati giudicati quelli riguardanti le procedure necessarie per pagare le tasse sui redditi d’impresa nonché l’aliquota relativa.
14. L’«economia della moderazione»
Il primo ministro, generale Surayud Chulanont, nel presentare il suo programma al parlamento il 3 novembre 2006, dichiarava esplicitamente che la politica economica del governo si basava sulla filosofia dell’«economia della moderazione», o Sufficiency Economy, che significava, tra l’altro, usare regole morali per guidare lo sviluppo economico in un contesto di economia di mercato [W/GT 2006]. Nella nuova costituzione, poi, è stato inserito questo principio come ispirazione e riferimento per la condotta dell’economia del paese, dandogli quindi una rilevanza giuridica.
L’«economia della moderazione» non è stata però teorizzata della giunta militare, ma ha un’origine anteriore: essa è stata sempre associata a riflessioni del re, che risalivano agli anni settanta e che sono state precisate dopo la crisi del 1997, quando è stato coniato il nome. Oltre i confini della Thailandia questa teoria non ha ancora trovato seguito, neppure come tema di ricerca.
Qual è la sua sintesi o la sua definizione? Possiamo affermare che l’«economia della moderazione» è una filosofia che sottolinea la via di mezzo come un principio irrinunciabile per il comportamento più appropriato. Essa si applica ad ogni soggetto, a tutti i livelli: dalla famiglia alle organizzazioni, all’intero paese, per modernizzarsi in linea con le forze della globalizzazione; significa moderazione, ragionevolezza e la necessità di un meccanismo di autoimmunizzazione per una sufficiente protezione contro le influenze dovute ai cambiamenti interni ed esterni [W/SE 2000].
A partire da questa definizione, di carattere molto generale, sono state fatte ulteriori riflessioni che hanno cercato di chiarire le componenti essenziali della teoria, le sue ipotesi, i suoi metodi di analisi, le sue conclusioni. Inoltre sono state indicate (più che effettuate) le possibili applicazioni a diversi settori e problemi dell’economia, nonché le politiche e le linee di azione logicamente derivabili dalla teoria. L’analisi più dettagliata ed avanzata riguarda l’agricoltura, in particolare la gestione della terra e dell’acqua, sempre sulla base di scritti o discorsi del re.
L’«economia della moderazione» non è un vero sistema teorico, certamente non è una teoria economica; è piuttosto un insieme di raccomandazioni, di regole di comportamento applicabili in parecchi ambiti, un sistema etico che deriva da assiomi, da principi fondamentali facilmente intuibili e condivisibili, anche se non espressamente delineati. Alcune sue prescrizioni sono molto utili per evitare gli eccessi, gli sprechi che molto spesso derivano da un tipo di sviluppo basato quasi esclusivamente sul binomio “produzione–consumo” di beni valutati con riferimento al singolo, senza tener conto di aspetti sociali o di gruppo (beni pubblici ed esternalità positive e negative, nel gergo economico). Questa filosofia condivide molti caratteri con l’etica aziendale o degli affari, business ethics, e con altri filoni di pensiero che sottolineano gli obiettivi sociali e l’altruismo nell’agire economico.
In Thailandia non ha avuto risultati o effetti di qualche rilevanza, nonostante il suo inserimento nella costituzione e molte affermazioni, anche ufficiali: essa infatti è formalmente la filosofia ispiratrice degli ultimi Piani nazionali.
Riferimenti bibliografici*
ADB
2007 ADB Country Partnership Strategy, Thailand (2007-2011) Asian Development Bank, aprile, (http://www.adb.org/Documents/CPSs/THA/2007/CPS-THA-2007-2011.pdf).
Banca Mondiale
2006 World Development Indicators (http://devdata.worldbank.org/wdi2006/contents/index2.htm)
2007 Thailand Economic Monitor, novembre (http://siteresources.worldbank.org/INTTHAILAND/Resources/2007nov-tem-eng2.pdf).
W/DB Doing Business 2008 (www.doingbusiness.org).
W/BP «The Bangkok Post» (http://www.bangkokpost.com).
W/E «The Economist» (http://www.economist.com).
W/ECT
2007a Constitution of the Kingdom of Thailand (http://www.ect.go.th).
2007b Risultati del referendum, 19 agosto 2007 (htttp://www.ect.go.th).
W/EIU Economist Intelligence Unit, Thailand, Monthly Report (http://www.eiu.com).
W/N The Nation (www.nationmultimedia.com).
W/GT Thailandia, Governo Reale
2006 Policy Statement of the Government, 3 novembre (www.thaigov.go.th);
2007 Summary of the Progress Report of the Cabinet, Prime Minister General Surayud Chulanont, maggio (www.thaigov.go.th).
W/SE An Introductory Note Sufficiency Economy (http://www.sufficiencyeconomy.org/show.php?Id=96).
Munakata Naoko
2004 Regionalization and Regionalism: the Process of Mutual Interaction, RIETI Discussion Paper, gennaio (http://ideas.repec.org/p/eti/dpaper/04006.html).
*Le tabelle a corredo del testo si trovano solo nel volume cartaceo |
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