Pakistan

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AM 2007/ PAKISTAN: DEMOCRAZIA A «COLPI DI STATO» E IL TRAGICO EPILOGO DEL 2007

 

Il 2007 si era prospettato come un anno di sfide per il generale Pervez Musharraf, alla guida del Pakistan dal colpo di stato del 1999 [AM 2000, pp. 47-67]. Nel periodo in questione (1˚ dicembre 2006 - 31 dicembre 2007) fervevano i preparativi tanto delle elezioni presidenziali - demandate ad un collegio elettorale tra il 15 settembre ed il 15 ottobre 2007 - quanto quelli delle politiche. La tornata elettorale era prevista per l’inizio del 2008, entro tre mesi dal termine della legislatura (15 novembre 2007), così come stabilito dalla costituzione. L’accentramento di poteri che Musharraf aveva messo in atto - tra i quali lo scioglimento delle camere, la revoca del mandato del primo ministro, l’imposizione della legge marziale, il controllo sulle forze armate - era una solida garanzia alla rielezione alla carica presidenziale. In aggiunta, il generale godeva del sostegno della maggioranza parlamentare - rappresentata dalla Pakistan Muslim League (Quaid-i-Azam, PML-Q) - e di un considerevole numero di dissidenti di altri partiti dell’opposizione. Nel giugno del 2006, nell’intento di evitare sorprese, Musharraf aveva anche anticipato la data dello svolgimento delle elezioni presidenziali, affinché la nuova legislatura, e l’eventuale cambiamento degli equilibri parlamentari, non ostacolasse la propria riconferma alla guida del paese

 
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AM2005-06/ PAKISTAN: TRA NAZIONALISMO E TERRORISMO

 

Il periodo in questione (1˚ dicembre 2004 - 30 novembre 2006) registrava un sensibile deterioramento della sicurezza nella Repubblica Islamica del Pakistan ed il conseguente calo di popolarità dell’amministrazione del generale Pervez Musharraf - capo delle Forze armate, chief executive e presidente del paese. Il governo di Islamabad affrontava attacchi provenienti da ogni lato. Sul fronte interno, la recrudescenza talibana, i fallimenti della campagna militare nel Waziristan e la degenerazione dei rapporti con il nazionalismo beluci mettevano a dura prova l’amministrazione del generale-presidente, già impegnata dall’erogazione degli aiuti e dalla ricostruzione a seguito del terremoto dell’8 ottobre del 2005 [AM 2004, pp. 63 - 67]. L’apparente incapacità di Musharraf sia di contenere l’esportazione degli estremismi interni nei paesi confinanti (Afghanistan e India) sia di discostarsi in maniera netta e decisa dai rimproveri di chi lo additava come il leader di uno «stato canaglia» elevava sul piano globale del terrorismo internazionale le conseguenze dell’instabilità interna. Le numerose critiche mosse al governo di Islamabad da parte di Kabul e di New Delhi - che reiteravano la richiesta di un solerte e più incisivo impegno del presidente pachistano nel controllare gli estremismi - chiamavano in causa l’amministrazione di George W Bush che, conseguentemente, aumentava le pressioni sull’omologo pachistano. La disparità nello spiegamento di forze militari nel Waziristan (ai confini con l’Afghanistan, nella North West Frontier Province - NWFP) e nel Belucistan era presa come spunto dagli oppositori del regime di Islamabad per gettare ombre sulla sua trasparenza. Infatti, mentre nel Waziristan un’operazione militare contro i militanti di al-Qa‘ida continuava ininterrottamente dall’ottobre del 2003, nel Belucistan nessuna contromisura ufficiale era presa per contrastare la riorganizzazione delle milizie neo talibane. Tuttavia, sempre nel Belucistan, una consistente presenza militare cercava di sedare i disordini causati dall’acuirsi dell’irredentismo nazionalistico, aprendo un vero e proprio fronte di guerra che si sommava agli altri impegni bellici di Musharraf (nel Waziristan, appunto, e quello a bassa intensità con l’India nel territorio kashmiri). L’instabilità nazionale era la risultante dell’assenza giurisdizionale, di fatto, del governo di Islamabad da molti dei territori del paese e del goffo tentativo di Musharraf di colmare tale vuoto attraverso l’alleanza con le forze politiche radicali. Alleanza che, però, vanificava i tentativi di riforme liberali. Questa sostanziale crisi interna rappresentava un campanello di allarme per il generale Musharraf, specialmente in previsione delle elezioni delle assemblee nazionale e provinciali del 2007 [W/EPW 12 agosto 2006, p. 3455 - 3457, passim]. Non che il generale rischiasse una sconfitta, ma la longevità stessa della sua amministrazione iniziava a costituire il limite del regime il cui principale atteggiamento politico era riversare sui governi precedenti la responsabilità di ogni malfunzionamento. In aggiunta, all’evidente mancanza di idee dell’amministrazione del chief executive faceva eco un ritrovato dinamismo degli avversari politici, in modo particolare quello dei due ex premier Benzir Bhutto (Pakistan People Party) e Nawaz Sharif (Pakistan Muslim League - Nawaz). L’avvicinarsi delle elezioni del 2007 sembrava, in sostanza, creare le condizioni per un possibile rimescolamento delle alleanze. Gli stessi alleati di Musharraf, in primo luogo l’amministrazione di George W. Bush, così come alcuni ambienti dell’Esercito, davano segni di essere pronti a fronteggiare un eventuale cambiamento. Per esempio, nell’ottobre del 2006 un gruppo di cospiratori militari architettava un colpo di stato (poi sventato) in occasione del lungo viaggio di Musharraf negli Stati Uniti [W/AT 14 ottobre 2006]. Effettivamente, le principali «innovazioni» apportate nei sette anni di governo da Musharraf avevano dimostrato di essere prive dei significati che, invece, avrebbero dovuto assumere. La devolution aveva accentuato la capillare presenza del generale nel paese e anche la «moderazione illuminata» - così come era stata battezzata la strategia di governo, consistente nel bilanciamento tra tradizione islamica e modernità - aveva assunto per lo più una valenza opportunistica [AM 2003, p. 64]. A Pervez Musharraf, alla guida del Pakistan dal colpo di stato dell’ottobre 1999, non potevano essere tuttavia disconosciuti alcuni meriti. In particolare, il generale era riuscito a risolvere la crisi economica in cui il paese versava, sia aderendo alle raccomandazioni di prudenza fiscale ed agli aggiustamenti proposti delle organizzazioni di Bretton Woods sia grazie alla decisione di affiancare gli Stati Uniti nella lotta al terrorismo dopo gli attentati dell’11 settembre 2001. Tra i meriti di Musharraf non poteva essere taciuto neanche il processo di distensione avviato con il governo di New Delhi, che si spingeva ben oltre i limiti raggiunti dai suoi predecessori democraticamente eletti, seppur senza ottenere risultati netti e inequivocabili.

 

 

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