Filippine
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AM2007/ FILIPPINE: EMERGENZA POLITICA, CIVILE E SOCIALE

 

Doveva essere l’anno della ripresa e della riscossa, ma così non è stato. Gli eventi verificatisi nel 2007 nelle Filippine, analizzati nel presente saggio, hanno confermato la turbolenza politica, il disorientamento della società, l’emergenza democratica. Tuttavia l’amministrazione di Gloria Macapagal Arroyo è sopravvissuta, grazie all’appoggio dell’esercito e delle oligarchie politico-economiche all’interno del paese, ma anche grazie alle solide alleanze a livello internazionale (con Stati Uniti, Australia, Giappone e, in misura crescente, anche con la Cina). Gloria Arroyo, nonostante l’esito sfavorevole delle elezioni di medio termine, si avviava a traghettare il paese nell’ultimo triennio del suo mandato presidenziale (2008-2010) insistendo su due obiettivi principali: il risanamento economico-finanziario (in parte conseguito grazie a politiche di stampo neoliberista); l’estirpazione del terrorismo nel Sud del paese, perseguito con una campagna militare sempre più massiccia e invasiva

 
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AM2005-06/ LA TURBOLENTA STAGIONE POLITICA E SOCIALE NELLE FILIPPINE

 

Un biennio caratterizzato da scossoni politici, scandali, manifestazioni popolari; segnato dal tentativo di avviare la procedura di impeachment contro il presidente Gloria Arroyo, dalla minaccia di un golpe e dalla proclamazione dello «Stato di emergenza»; attraversato dal preoccupante moltiplicarsi di omicidi extragiudiziali e da un vivace dibattito sulle riforme istituzionali. Il 2005 e il 2006 – presi in considerazione nell’analisi del presente saggio – sono stati due anni piuttosto turbolenti nelle Filippine. E non solo per i tifoni che, in numero crescente, hanno battuto le coste orientali dell’isola di Luzon e delle Visayas, causando vittime e consistenti danni a strutture, infrastrutture, raccolti. Sono risultati, invece, anni difficili soprattutto per la «tempesta politica» che ha investito le Filippine a metà del 2005 e che ha avuto strascichi diretti e indiretti per tutto l’anno successivo, culminando con il tentato golpe del febbraio 2006 e con lo «stato di emergenza». Gloria Arroyo, coinvolta in un caso di corruzione e abuso d’ufficio, non è riuscita a conseguire gli obiettivi enunciati all’inizio del suo mandato sessennale. Il paese, infatti, si trovava alle prese con una difficile operazione di risanamento finanziario per abbattere il deficit di bilancio e il debito pubblico e a dover lottare, nel contempo, contro crescente disoccupazione e povertà. La presidente si era anche impegnata ad affrontare la sfida della pacificazione nazionale, nei rapporti con i ribelli islamici e comunisti. Arroyo è rimasta al vertice dello stato, ma logorata dagli attacchi e dalle polemiche. Il tourbillon degli eventi, pur senza sfociare in un terremoto politico-istituzionale, ha confermato la cronica debolezza della democrazia di marca filippina e l’endemico problema della corruzione diffusa fino ai gradi più alti, tallone d’Achille del sistema repubblicano a Manila, fin dall’indipendenza del 1946. Secondo l’osservatorio indipendente Transparency International, alla fine del biennio le Filippine navigavano al 126° posto (su 177) nella classifica dei paesi maggiormente infestati dalla corruzione [W/T «Corruption Perception Index» 2006], e appunto la corruzione restava il principale ostacolo per la crescita economica e lo sviluppo sociale del Paese.

 

 

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