India
foto_articolo

AM2007/ L’INDIA NEL SESSANTESIMO ANNO DI INDIPENDENZA

 

Il 2007, il sessantesimo anno di indipendenza per l’India, è stato anche quello in cui il governo dell’UPA (United Progressive Alliance), la coalizione di centro che detiene la maggioranza in parlamento grazie al supporto esterno del Fronte delle Sinistre, ha doppiato il capo di metà legislatura e, il 22 maggio, ha celebrato il suo terzo anniversario al potere. Il primo ministro, Manmohan Singh, espressione del partito del Congresso, di gran lunga la più importante forza politica dell’UPA, ha esaltato i successi riportati dal proprio governo, sottolinendo non solo l’alto tasso di crescita degli indici macroeconomici, ma lo sforzo, a suo dire coronato da un sostanziale successo, di promuovere una «crescita inclusiva» (inclusive growth), una crescita di caratteristiche tali, cioè, da avereF ricadute positive anche sui settori meno favoriti della società indiana. Ma, almeno per quanto riguarda la «crescita inclusiva», l’ottimistico bilancio del primo ministro indiano sembra ancorato più alla fantasia che alla realtà. Del resto, poco prima del discorso del 22 maggio, Mani Shankar Aiyar, uno dei membri più intelligenti del governo Singh (anche se escluso dal circolo interno che fa capo al primo ministro e alla vera fonte del potere, Sonia Gandhi, la presidente del Congresso), in un’intervista televisiva aveva pubblicamente criticato l’operato del governo di cui faceva parte, accusandolo di ignorare le necessità dell’aam aadmi, l’«uomo comune». Aiyar aveva anche sottolineato come il persistere da parte del Congresso in tale atteggiamento esponesse il partito al rischio concreto di essere abbandonato da quello stesso «uomo comune».

 
foto_articolo

AM2005-06/LE AMBIZIONI DI GRANDE POTENZA DELL’INDIA

 

Nei 25 mesi analizzati nel presente saggio (1° dicembre 2004 - 31 dicembre 2006), l’evoluzione dell’India si è svolta all’insegna della continuità in politica interna e della discontinuità in politica estera. Alla base sia della continuità sia della discontinuità vi è però stato un obiettivo comune: il perseguimento del progetto di fare dell’India una grande potenza, dotata di una solida base economica e militare. Per quanto riguarda la politica interna, il governo di coalizione dell’UPA (United Progressive Alliance), asceso al potere dopo le elezione del marzo-aprile 2004, ha continuato a governare con l’appoggio esterno dei partiti della sinistra, senza che l’Opposizione fosse veramente in grado di sfidarlo in maniera significativa. Quest’ultima è stata ridotta in uno stato di virtuale impotenza da una sorta di crisi infinita e inarrestabile che ha paralizzato in modo pressoché totale il più forte dei suoi partiti, il BJP (Bharatiya Janata Party), di fatto incapace di accettare, a livello emotivo prima ancora che razionale, la sconfitta elettorale dell’aprile-maggio 2004. Se, quindi, vi sono state delle scosse – d’altra parte lievi – al tranquillo navigare del governo dell’UPA, queste sono state provocate non tanto da un’Opposizione resa imbelle dalla crisi del più forte dei suoi partiti, quanto dai malumori sia di due dei partiti della coalizione di governo, il Samajwadi Party e il DMK, sia dei partiti della Sinistra, che appoggiavano il governo dall’esterno. Nel caso dei partiti della Sinistra, tali malumori, legati in particolare alla politica estera, sono però sempre stati frenati dalla consapevolezza che l’unica alternativa ad un governo dell’UPA sarebbe stato il ritorno al potere di un governo delle destre, capeggiato dal BJP. Di qui la strategia delle Sinistre di tirare la corda, ma mai abbastanza da rischiare non dico di rovesciare, ma di far seriamente traballare il governo dell’UPA. Nel caso del DMK, invece, all’origine di una situazione di tensione che è sembrata sul punto di portare il partito del Tamil Nadu ad abbandonare la coalizione di governo, mettendo in moto una reazione a catena che minacciava di coinvolgere i partiti della Sinistra, vi è stato il problema delle privatizzazioni. In questo caso, la crisi è stata disinnescata solo dal blocco di fatto di un processo di privatizzazione che, dopo un periodo di pausa successivo alle elezioni generali del 2004, sembrava essere ripreso con passo sempre più rapido [Kala e Kumar]. Nel caso del Samajwadi Party, infine, i rapporti fra questo grande partito regionale dell’Uttar Pradesh e il Congresso sono stati uniformemente cattivi, quando non addirittura pessimi, per ragioni legate in definitiva alle aspirazioni del Congresso, ma in particolare del figlio di Sonia Gandhi, Rahul, di riconquistare il grande stato del Nord, per interi decenni uno dei pilastri del sistema di potere del Congresso. Era, questa, una prospettiva tale da destare la più acuta preoccupazione del Samajwady Party e del suo leader, Mulayam Singh Yadav. Tuttavia, per tutto il periodo in questione l’alleanza si è in qualche modo mantenuta, anche perché la fuoriuscita del SP dall’UPA se da un lato non avrebbe determinato la caduta del governo, dall’altro avrebbe con ogni probabilità privato il partito di Mulayam Singh della protezione derivantegli dal rapporto privilegiato che il suo partito aveva con la Sinistra. In questa situazione, il governo di Manmohan Singh, anche se era andato al potere in seguito a elezioni caratterizzate dal rigetto popolare delle politiche neoliberiste del precedente governo, ha continuato a portare avanti quelle stesse politiche neoliberiste. Come nel caso del precedente governo, anche il governo Singh sembra essere stato guidato dalla volontà di trasformare a ritmo accelerato l’India in una grande potenza economica e militare. La politica estera, invece, è sembrata caratterizzata da un forte elemento di discontinuità rispetto al periodo precedente. Qui vi è stato un riorientamento radicale, segnato dal riavvicinamento dell’India agli USA, un riavvicinamento che è stato il risultato non di un’iniziativa autonoma dell’India, bensì di una nuova strategia di politica estera, inaugurata dagli USA con il preciso scopo di portare – o, meglio, di riportare – l’India saldamente nell’orbita del potere americano. Per farlo, l’Amministrazione Bush non ha esitato a capovolgere la tradizionale politica americana nei confronti delle ambizioni nucleari dell’India. Queste, come è stato più volte notato in passato da AM, erano sempre state l’ostacolo principale e decisivo (di fatto l’unico) alla piena normalizzazione dei rapporti fra i due Paesi. A partire dal marzo 2005, invece, la decisione americana di favorire tali ambizioni ha avviato il rapido riavvicinamento fra i due paesi, mettendo in moto un processo che potrebbe avere conseguenze decisive sugli equilibri asiatici, ma che, come vedremo, contiene forti elementi di ambiguità, tali da rendere difficile pronunciarsi con certezza sui suoi esiti. Data l’importanza e la complessità del riorientamento della politica estera indiana e del venire in essere di un rapporto privilegiato fra India e USA, è proprio da questo tema che partiremo nella nostra esposizione.

 

 

Ultimi Articoli

AM2007/ L’INDIA NEL SESSANTESIMO ANNO DI INDIPENDENZA

AM2005-06/LE AMBIZIONI DI GRANDE POTENZA DELL’INDIA

 
 
   
Asia Maior - "alcuni diritti riservati" - 2007