Dal punto di vista politico il 2007 è iniziato il 19 settembre 2006 e finirà ben dopo il Capodanno 2008. Il fattore d’avvio è stato il colpo di stato organizzato da elementi delle forze armate e della politica con il sostegno di alcuni partiti. Il re, figura chiave in Thailandia, si è comportato in modo ambiguo. Il sostegno della popolazione al golpe è stato limitato e concentrato nella classe media di Bangkok e nelle province del Sud; con il passare dei mesi poi esso si è ulteriormente ridotto soprattutto a motivo degli errori di politica economica.
La giunta militare ha sospeso la costituzione, limitato molte libertà civili, sciolto il parlamento; inoltre ha promulgato una costituzione provvisoria, nominato un governo, scelto un’assemblea legislativa ed un’altra assemblea costituente e promesso un referendum ed elezioni politiche entro un anno.
La nuova costituzione è stata approvata nel referendum del 19 agosto e le elezioni si sono svolte il 23 dicembre 2007 con la vittoria di un partito, il People’s Power Party (PPP), che era di fatto l’erede di quello presieduto dal deposto primo ministro Thaksin, il Thai Rak Thai (TRT).
La politica economica si è formalmente ispirata ai principi dell’«economia della moderazione (Sufficiency Economy)», con risultati alquanto modesti: la Thailandia ha registrato la crescita del reddito più bassa tra i paesi ASEAN.
Quello che accadrà nel 2008 è molto incerto e dipende dall’atteggiamento dei militari (e del re). Lo scenario più positivo e probabile è quello di un compromesso tra il PPP ed i militari; non si può però escludere un secondo colpo di stato: aperto o strisciante con la manipolazione dei risultati elettorali
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