Cambogia
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AM 2007/ CAMBOGIA: CON UNO SGUARDO RIVOLTO AL FUTURO

 

Alle soglie del 2252 dell’era buddista di Gautama, corrispondente al 2008 del calendario gregoriano, il regno di Cambogia è stato uno dei primi paesi dell’Asia del sud est - dopo il crollo sovietico - ad aver attuato e completato una tripla transizione, dalla guerra alla pace, dall’economia guidata al libero mercato, e dall’autoritarismo alla democrazia. Tuttavia, occupa ancora i gradini più bassi della scala mondiale della povertà poiché un terzo della popolazione vive sotto la soglia del livello minimo di sussistenza, conseguenza dei conflitti internazionali nei quali è stato coinvolto fin dagli anni ’60 e dei massacri e delle distruzioni dei khmer rossi tra il 1975 e il 1979. Sconfitto il governo genocidario con l’intervento delle truppe vietnamite, i tentativi di ricostruzione del nuovo esecutivo hanno tenuto a galla il paese negli anni ’80, sotto il rigido embargo delle grandi democrazie e la strenua resistenza dei khmer rossi sostenuti dalla Cina e, paradossalmente, dal blocco occidentale. Successivamente, gli accordi di Parigi del 1991, e la missione, cosiddetta pacificatrice, dell’UNTAC (United Nation Transitional Authority in Cambodia) hanno costituito la base di partenza per la promozione di un processo di democratizzazione e, al tempo stesso, di rottura con il passato socialista. I cocci di una società pur segnata dalle cicatrici sembrano ricomporsi lentamente in un vaso ancora fragile tra le mani di una classe dirigente troppo spesso al centro di scandali per corruzione e tangenti.

 

 

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