Iran
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AM2005-06/ IRAN: L’ASCESA DEGLI ULTRA-CONSERVATORI E IL PERICOLO DI UN NUOVO ISOLAMENTO INTERNAZIONALE

 

Se il 2004 si era aperto con la vittoria ampiamente annunciata dei conservatori alle elezioni politiche per il rinnovo dell’Assemblea parlamentare (il Majles) e l’esplicita «resa» del presidente Mohammad Khatami, che aveva ammesso l’impossibilità di liberalizzare le strutture politiche della Repubblica islamica attraverso un processo di riforma graduale, il 2005 si era annunciato come un anno carico di incertezze e di preoccupazioni in tutto il paese [AM 2004, pp.34-36]. Le elezioni per la scelta del nuovo presidente della repubblica – a cui non partecipava Khatami in quanto ineleggibile, avendo completato i suoi due mandati quadriennali – sottolineavano tanto le divisioni dell’élite di potere post rivoluzionaria quanto il senso di frustrazione e di stanchezza di buona parte dell’opinione pubblica. L’attenzione popolare era concentrata non più sulla lotta per ottenere impossibili riforme costituzionali, bensì sui temi della crisi economica interna e sulle incertezze della situazione internazionale, che vedeva il paese sempre più isolato. Stati Uniti, Israele e una buona parte del mondo arabo accusavano infatti il paese di star perseguendo una politica di destabilizzazione del nuovo Iraq – accusa respinta con forza da Teheran – mentre crescevano anche le preoccupazioni della comunità internazionale circa i reali obiettivi del programma di ricerca nucleare.

 
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AM 2007/ LA CRESCITA DEL RUOLO GEOPOLITICO REGIONALE DELL’IRAN

 

Le elezioni del 15 dicembre 2006 per il rinnovo dell’Assemblea degli Esperti avevano visto la sconfitta elettorale dei candidati vicini agli ultra-radicali, come già ricordato nel precedente numero di Asia Maior [AM 2005-2006, pp. 87-88]. Secondo i dati diffusi dal ministero dell’Interno iraniano, i risultati elettorali per il rinnovo di questo organo costituzionale, che ha il compito teorico di controllare l’operato della stessa guida suprema (il rahbar), hanno sancito l’affermazione dei candidati riformisti e conservatori moderati. Particolarmente significativa la vittoria (con più di un milione e mezzo di voti) dell’ex presidente Akbar Hashemi Rafsanjani, capo dei cosiddetti conservatori pragmatici, o moderati, e particolarmente inviso sia al presidente radicale Ahmadinejad sia alla guida suprema, l’ayatollah ‘Ali Khamenei. La maggior parte degli analisti interni e internazionali ha letto questi risultati come un evidente segnale di perdita di consenso del blocco ultra-radicale, minoritario nel paese, ma che – sull’onda del successo elettorale di Ahmadinejad nel 2005 – aveva cercato di occupare il maggior numero possibile di cariche e di posizioni chiave all’interno del complicato sistema di potere post rivoluzionario iraniano

 

 

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